Chissà se lo scrittore francese Victor Hugo al momento della stesura del romanzo Notre Dame de Paris, pensò ad un successo capace di rimbalzare nel tempo fino a quasi duecento anni dalla prima pubblicazione. Una parte di questa fortuna la deve anche all’ omonimo musical andato in scena per la prima volta a Parigi nel 1998 e accolto da un notevole entusiasmo del pubblico.
Ora in occasione del ritorno in Italia dello spettacolo per la tournée 2026/27, l’attore, cantante e musicista Matteo Setti, che nei decenni ha interpretato a più riprese Gringoire, il menestrello narratore della storia, racconta qualcosa di sé.
Come ti sei preparato per il rientro?
Ho dovuto ricostruire tutto. Dopo tre anni, di cui due senza cantare, il lavoro è stato molto e non facile. Notre Dame De Paris richiede uno sforzo canoro impegnativo. Gringoire ha canzoni non facili, in più richiede anche preparazione fisica considerando il ruolo che ha durante tutta l’Opera.
Sei teso?
No teso no. Sono piacevolmente eccitato di mettermi di nuovo alla prova su quel palco. Stiamo andando verso il venticinquesimo anno di questo spettacolo e voglio farlo nel miglior modo possibile.
Ricordi il tuo primo spettacolo?
I ricordi sono moltissimi, è stato un lungo viaggio. Ho varie fotografie di quella serata. David Zard che ci presentava al grande pubblico per la prima volta. Visi della televisione, cantanti, calciatori, attori e impresari del settore. Fu una serata incredibile.
Vedere quelle persone che avevo visto sempre solo sullo schermo quasi non sembrava vero. Poi alla fine dello show arrivò la realtà, la felicità e anche un pizzico di orgoglio. Eravamo riusciti a conquistare il pubblico, fu una grande serata.
Cosa diresti al ragazzo che eri allora?
Gli direi che se avesse avuto più attenzione nel fare le cose, nell’essere ancora più preparato e attendo, avrebbe fatto ancora meglio. Ma oggi è facile rimproverarsi. Tutto sommato mi sono fatto un bel regalo. Ho cambiato completamente vita in pochi anni. Ero un operaio metalmeccanico, senza contare i vari lavori che ho fatto per cantare la sera e potermi allenare con le varie Band durante la settimana. Ma avevo un sogno ben chiaro e l’ho realizzato.
Quando hai capito che questo sarebbe diventato il tuo lavoro ?
A vent’anni ho deciso che avrei fatto il cantante. Per anni c’è stato chi mi prendeva in giro bonariamente. Per me era comunque un grande stimolo vedere che non credevano che potessi farcela. Ma tra me e me mi dicevo che ci sarei riuscito. Così dopo 8 anni di gavetta arrivò l’occasione. Avevo 28 anni e fui visto in un locale a Bologna mentre cantavo un Live Freddie Mercury, la mia grande passione. Dieci giorni dopo, con vari incontri e contatti, mi ritrovai a New York a casa di Luciano Pavarotti, precisamente Central Park. Dopo pochi mesi ci fu il debutto in Italia. Andammo in scena al Teatro delle Celebrazioni a Bologna. Fu il mio primo spettacolo Musical intitolato “Rent” era il 1999.
Molti attori ritengono di essere rimasti imprigionati nel personaggio che hanno interpretato. Ritieni che possa accaderti la stessa cosa con Gringoire?
Diciamo che nonostante altri personaggi come: Casanova. Dorian Gray, Amleto, Roger in Rent, Gringoire è quello per cui il grande pubblico mi ha conosciuto e portato al successo. Non c’è stato nulla, nessun spettacolo che mi abbia tolto questa immagine, la memoria del Poeta della grande Cattedrale vive ancora e continua più di prima. Insomma imprigionato no, ma ha prevalso sicuramente.
Una persona che ti piacerebbe incontrare?
Vorrei incontrare Roberto Benigni. Ammiro molto l’evoluzione che ha avuto artisticamente nella sua vita. Unico, irripetibile per un italiano a mio parare.
Se oggi fossi un ventenne cosa faresti? E quali consigli ti daresti?
Avrei amato molto essere uno studioso della storia medievale. Ma non sono mai stato così portato. A scuola ero molto distratto, ero un vero brigante. Oggi leggo molto di queste cose. Leggo anche altro come saggi di filosofia, mi sono preso il tempo di leggere tutta la Divina Commedia finalmente. Insomma cerco di recuperare ciò che non ho fatto da giovane. Consigli: la vita va presa con attenzione. Bisogna curare le amicizie, scegliere bene le compagnie se no si rischia di perdere tempo con solo i divertimenti e le distrazioni. Quando si è ragazzi si sbagliano molte cose lo sappiamo, ma si deve anche cambiare per migliorarsi se c’è la possibilità di farlo, non parliamo del mondo di oggi. Di sicuro lo studio va messo davanti a molte cose, a tutto direi. Avrei voluto aver vicino un Mentore che mi insegnasse ad osservare di più il circostante e spendere meglio i miei anni di formazione per diventare un uomo più saggio, più colto e preparato.
Se non avessi fatto questo lavoro, cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Lo studioso, come ho detto. Oggi la cosa più importante non è la musica o quello che mi ha dato in questi 30’anni. La vera conquista è stata incontrare mia moglie Caterina. Il vero diamante prezioso è lei. Il grande amore della mia vita per cui rinuncerei a tutto è solo lei.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0