Il mondo della fotografia perde una delle sue voci più iconiche e riconoscibili. Martin Parr, fotografo inglese noto per i suoi scatti pop, saturi e caustici dedicati alla vita quotidiana, è morto all’età di 73 anni nella sua casa di Bristol, in Inghilterra.
L’annuncio è arrivato domenica 7 dicembre dalla Martin Parr Foundation. All’artista, figura di riferimento internazionale, era stato diagnosticato un tumore nel maggio 2021.
Membro della leggendaria agenzia Magnum Photos, Martin Parr è stato un rivoluzionario della fotografia documentaria e anche uno dei primi a ridefinire la street photography attraverso l’uso sistematico del colore, sia come scelta tecnica sia come strumento narrativo ed estetico.
Una carriera che ha cambiato la fotografia contemporanea
La sua carriera decollò a metà degli anni Ottanta con “The Last Resort” (1983-85), un reportage ambientato nella località balneare di New Brighton. Quelle immagini, caotiche e dense di dettagli kitsch, segnate da un uso incisivo del flash e da una forte ironia, definirono lo stile inconfondibile di Parr. Con il suo lavoro, restituiva uno sguardo antropologico sul grottesco del quotidiano, sull’assurdo e sul banale della vita moderna.
Martin Parr si avvicinò alla fotografia da giovanissimo, grazie alla passione del nonno. Studiò al Politecnico di Manchester e, dopo aver insegnato, iniziò a pubblicare i propri progetti, conquistando visibilità internazionale.
Se all’inizio qualche critica lo accusava di una presunta “mancanza di eleganza”, il tempo ha, invece, premiato il carattere visionario del suo linguaggio: colori iper-saturi, composizioni affollate e dettagli ironici che anticipavano l’estetica dell’era digitale.
Nella sua carriera artistica ha raccontato per decenni riti sociali, borghesia, turismo di massa, fiere di paese, spiagge affollate, cibo e consumismo. Sempre con un’impronta curiosa e satirica.
Negli anni Novanta si concentrò sulla critica all’industria turistica (Small World) e al consumismo globale (Common Sense).
L’agenzia Magnum Photos vide il suo ingresso ufficiale nel 1994, accompagnato sempre da reazioni contrastanti. Nel corso della sua carriera pubblicò circa 60 libri fotografici, oltre ad allestire importanti retrospettive in tutto il mondo.
Nel 2017 vendette la sua collezione di 12mila libri fotografici alla Tate e fondò la Martin Parr Foundation a Bristol, che oggi conserva il suo vasto archivio e promuove la fotografia contemporanea.
La sua scomparsa segna in modo inevitabile il mondo della fotografia, che perde un acuto e irriverente cronista del nostro tempo.
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