Laveno Mombello | 22 Ottobre 2025

Trota marmorata, a Cerro di Laveno i primi risultati del progetto per salvare la specie autoctona

I volontari del Comitato Bandiera Blu di Cerro proseguono il lavoro di tutela della trota marmorata nel ruscello vivaio, con risultati incoraggianti e senza alcun sostegno istituzionale

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Ottobre 2025 segna un importante traguardo per il progetto di salvaguardia della trota marmorata, portato avanti dai volontari del Comitato Bandiera Blu di Cerro. I campionamenti effettuati nel ruscello vivaio di Cerro, località di Laveno Mombello, hanno infatti evidenziato i primi risultati positivi di un lavoro che mira a proteggere una specie autoctona del distretto padano-veneto oggi in pericolo di estinzione.

Dal 2022 i volontari operano con costanza, senza alcun supporto logistico o finanziario da parte di Regione Lombardia, dedicandosi completamente alla conservazione della trota marmorata. L’impegno del gruppo ha permesso di ottenere un importante riconoscimento territoriale: il divieto di pesca lungo il corso idrico oggetto della sperimentazione, grazie all’accordo con il gestore dei diritti di pesca FIPSAS Varese, che ha condiviso e sostenuto l’iniziativa.

L’area di sperimentazione comprende oggi il T. Rialto e il suo principale immissario, il T. Brugo, due corsi d’acqua che scorrono nella frazione di Cerro, nel comune di Laveno Mombello. Qui, nel corso degli ultimi tre anni, i volontari hanno effettuato immissioni di novellame proveniente dall’incubatoio comunale di Laveno Mombello, struttura che ospita sia impianti comunali sia sezioni gestite direttamente dal gruppo di lavoro.

Le prime uova utilizzate per la semina sono state fornite dall’impianto ittico di Maccagno, mentre dal 2025 il progetto può contare anche sulla collaborazione del CNR di Pallanza. Un passo significativo che consolida la valenza scientifica e ambientale del progetto.

Dal 2024 il lavoro di ripopolamento è affiancato da un programma di monitoraggio basato su elettro-pesca, una tecnica che consente di verificare lo stato della popolazione ittica. Durante queste operazioni, i volontari hanno inoltre effettuato la rimozione sistematica della specie esotica invasiva, la trota fario, introdotta in questi corsi d’acqua a partire dagli anni ’60 del Novecento.

I primi risultati del monitoraggio confermano l’efficacia dell’iniziativa: il rapporto tra trote autoctone e specie esotiche è infatti migliorato, passando da 6 marmorate e 20 fario nel 2024 a 9 marmorate e 14 fario nel 2025. Dati che evidenziano una progressiva ripresa della popolazione autoctona e una riduzione della competizione da parte della specie invasiva.

Dietro questi risultati si nasconde un impegno notevole: circa 120 giornate/uomo all’anno dedicate alle attività in incubatoio e altre 30 giornate/uomo impiegate nelle operazioni di semina e monitoraggio. Un lavoro volontario, appassionato e costante, che dimostra quanto la collaborazione tra cittadini e scienza possa incidere sulla tutela del territorio.

Auspichiamo – commenta il Dr. Fabrizio Merati, coordinatore del progetto – che nei prossimi anni il nostro lavoro venga preso in più seria considerazione dagli enti preposti alla gestione delle acque. Solo attraverso una reale sinergia sarà possibile garantire una vera tutela della biodiversità e delle comunità animali autoctone dei nostri corsi d’acqua”.

Le immagini raccolte dai volontari mostrano chiaramente la differenza tra la trota fario, specie esotica invasiva (foto in alto), e la trota marmorata autoctona di due anni (foto in basso), simbolo del successo di un progetto che restituisce vita e identità alle acque del Lago Maggiore.

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