Lombardia | 10 Marzo 2026

Lago Maggiore, concluso il progetto “Canneti in rete”

Lo studio promosso dalla Provincia di Varese e finanziato con fondi PNRR aggiorna lo stato di salute degli habitat della ZPS: censite decine di specie animali e vegetali

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Si è concluso il progetto “Canneti in rete”, iniziativa promossa dall’Ufficio Tutela del Paesaggio e della Biodiversità della Provincia di Varese con la partecipazione dei sette Comuni che fanno parte della Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Canneti del Lago Maggiore”: Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.

Il progetto, finanziato con fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per un importo complessivo di circa 120 mila euro, con una quota di cofinanziamento del 10% da parte dei Comuni coinvolti, ha permesso di studiare per due stagioni consecutive flora, fauna e habitat dell’area protetta. L’obiettivo era quello di aggiornare lo stato di conservazione degli ecosistemi presenti nei canneti del Lago Maggiore, fornendo una fotografia aggiornata di una realtà naturale di grande valore ambientale.

Un’analisi che mancava da diversi anni e che rappresenta oggi uno strumento per programmare futuri interventi di gestione e tutela della biodiversità. Le zone umide, infatti, svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista ambientale: immagazzinano anidride carbonica, contribuiscono alla depurazione delle acque grazie alla presenza dei canneti, producono ossigeno e ospitano numerose forme di vita, molte delle quali protette o considerate a rischio.

La ZPS “Canneti del Lago Maggiore” fa parte della rete ecologica europea Natura 2000 e ospita habitat di particolare interesse, tra cui le alnete, boschi allagati considerati prioritari a livello europeo e sottoposti a tutela rigorosa. L’area rappresenta inoltre uno degli ambienti di presenza della rana di Lataste, un piccolo anfibio endemico della Pianura Padana oggi presente solo in poche decine di siti.

Grazie al progetto “Canneti in rete” è stato possibile aggiornare le conoscenze sull’area, confermando la presenza di alcune specie di interesse e aggiornando le liste relative alla biodiversità locale. Per svolgere le indagini sono state utilizzate diverse tecnologie: fototrappole per il monitoraggio dei mammiferi, registratori notturni per studiare le migrazioni degli uccelli e droni per la mappatura della vegetazione su larga scala.

Sono state inoltre realizzate nuove mappe della vegetazione che descrivono la distribuzione degli habitat presenti nella ZPS, confrontandole con i rilievi effettuati alcuni decenni fa.

Dallo studio sulla vegetazione sono emersi elementi di particolare interesse. In alcune aree sono state individuate comunità vegetali formate da piccole piante alte circa dieci centimetri, tra cui la Littorella uniflora, con popolazioni tra le più abbondanti a livello nazionale. Nella Palude Bruschera è stata inoltre rilevata la presenza del muschio Dicranum viride, considerato un importante indicatore della presenza di querceti maturi ben conservati e quindi meritevoli di particolare attenzione nella gestione forestale.

Per quanto riguarda la fauna, tra le specie di maggiore interesse individuate figura la farfalla Lopinga achine. Positivi anche i risultati relativi agli anfibi e ai rettili censiti. Il monitoraggio dedicato ai pesci, condotto in 50 punti di rilevamento, ha però evidenziato una predominanza di specie esotiche: 11 su 19, un dato che segnala la fragilità dell’ecosistema lacustre.

Molto interessanti anche i risultati relativi ai pipistrelli: sono state censite 19 specie, con nuovi dati relativi ad almeno due di queste nell’area studiata. La zona si conferma inoltre un importante sito di nidificazione per numerose specie di uccelli e un punto di riferimento per i migratori, con oltre 60 specie censite.

Soddisfazione per i risultati del progetto è stata espressa dal presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini: «Con “Canneti in rete”, un progetto che la Provincia ha redatto e realizzato grazie ai finanziamenti del PNRR e alla collaborazione dei Comuni, abbiamo finalmente una fotografia aggiornata di un’area di valore ecologico straordinario. Questo lavoro ci permetterà di programmare interventi mirati per tutelare la biodiversità e garantire un futuro sostenibile alle zone umide del Lago Maggiore».

Anche Milo Manica, assessore all’Ambiente del Comune di Angera, capofila per l’azione di comunicazione del progetto, ha sottolineato l’importanza del lavoro svolto: «Dopo due anni siamo arrivati al termine di un percorso di conoscenza scientifica approfondita del territorio. La sfida ora sarà quella di programmare interventi di gestione e conservazione sulla base di quanto emerso dallo studio. Un ringraziamento ai Comuni e alla Provincia per aver creduto in questo progetto».

Tra i risultati concreti dell’iniziativa anche la realizzazione di materiali informativi per il pubblico: un opuscolo distribuito nei Comuni coinvolti, alcune bacheche informative sul territorio e un sito internet dedicato, all’indirizzo www.cannetinrete.it. La piattaforma consente anche ai cittadini e ai frequentatori dell’area di segnalare nuove osservazioni naturalistiche e mette a disposizione una sezione di download con le relazioni finali del progetto.

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