Varese | 16 Ottobre 2025

Un bambino irrompe a sorpresa durante l’ultimo incontro dedicato alla violenza giovanile

Lunedì 13 ottobre si è concluso il percorso online “Ragazzi nella morsa della violenza: vincerla è possibile”. Durante l’ultimo incontro un bambino ha detto la sua a sorpresa

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Si è concluso lunedì 13 ottobre il percorso online dedicato alla violenza giovanile dal titolo “Ragazzi nella morsa della violenza: vincerla è possibile”, proposto dal decanato di Varese per aiutare i genitori ad affrontare la violenza in cui sono immersi i loro figli.

Nel corso dell’ultima serata la psicoterapeuta Mariolina Migliarese e don Claudio Burgio hanno approfondito le testimonianze offerte da Abdoul, un ragazzo della Costa D’Avorio arrivato in Italia a sei anni, ma già arruolato come bambino-soldato nel suo paese, e da un Commissario Capo della Polizia Locale impegnato nel contrasto al cyberbullismo.

Da questi confronti sono emerse preziose considerazioni e suggerimenti per i genitori. Tra questi, il riconoscere quali sono state le “chiavi” che hanno permesso al ragazzo, andato in carcere più volte tra Milano e Monza, di uscire dalla spirale di violenza in cui era precipitato. Una è stata la sua passione per il basket e l’altra l’aver trovato adulti in grado di accompagnarlo e di prendersene cura. Primo fra tutti proprio don Burgio.

Dai racconti del Commissario, inoltre, è emerso che i ragazzi spesso non percepiscono quanto l’online possa amplificare e rendere gravi azioni che a loro appaiono innocue.

Non sono mancate dei genitori presenti. Grazie alle risposte è stato reso chiaro il ruolo della comunità degli adulti. Devono essere i primi a promuovere valori sani in famiglia e nelle relazioni sociali, in quanto rappresentano le figure più vicine e quelle che dovrebbero essere più responsabili verso i figli. Lo sforzo è cercare di empatizzare con il loro mondo invece di condannarlo. In questo senso, anche le tradizionali proposte della comunità adulta ai ragazzi, prime fra tutte la parrocchia, l’oratorio e la scuola, vanno ripensate profondamente.

«A un certo punto – racconta Marco Astuti, che ha animato le serate – un autentico colpo di scena: un bambino (Leo, 9 anni) che evidentemente seguiva la serata insieme ai suoi genitori ha scritto sulla chat un messaggio rivolto direttamente al ragazzo della Costa D’Avorio. Vale la pena di riportarlo per intero perché c’è tutta la freschezza di un bambino».

“Ciao Abdoul, Hai ragione, come dico sempre alla mia mamma, la lingua fa più male della spada. Le parole ci fanno sempre tanto male. Mi puoi dire come hai fatto a trovare la forza, dopo tutto questo che hai vissuto, a credere ancora nel basket e voler sognare di diventare un giocatore importante? Anche io gioco a basket e spero di vederti famoso!”.

Abdoul ha risposto con molta passione e con il linguaggio dei ragazzi di oggi. Leo sicuramente lo ha capito benissimo; chissà, però, se è stato così anche per i genitori. La registrazione dei due incontri sono disponibili sul sito www.santantonioabatevarese.it.

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