(a cura dell’associazione BBVarese) La stagione turistica è appena passata, ma in questo periodo a causa dell’intensificarsi dei controlli, per molti gestori di case vacanza, locazioni, B&B, affittacamere e agriturismi del Varesotto, l’attenzione non è solo rivolta all’accoglienza, ma anche a un complesso e costoso labirinto di tasse e balzelli: tra gli altri, quelli per la diffusione di contenuti audio e video. La questione dei diritti dovuti a enti come SIAE, NUOVO IMAIE, e SCF, oltre al canone RAI, sta diventando un vero e proprio incubo burocratico ed economico, specialmente per le piccole realtà a conduzione familiare.
Chi opera nel settore si trova a fare i conti con un sistema percepito come ingiusto e fuori controllo perché in un B&B con 2 camere significa pagare alla RAI oltre 400 euro ogni anno e se si sommano anche i diritti audio-visivi la cifra si raddoppia.
Le regole, spesso frammentate e poco chiare, sembrano penalizzare in modo sproporzionato le strutture più piccole. Per esempio, per la RAI, la tariffa non si basa sul numero di televisori effettivamente installati, ma sulla categoria e sul numero delle stanze, con un meccanismo che fa pagare come se si avessero dieci apparecchi anche chi ne ha solo due.
Un altro punto dolente riguarda la stagionalità: molte attività possono operare solo per alcuni mesi, ma sono costrette a pagare i canoni per l’intero anno solare, una spesa che incide pesantemente sui bilanci. A questo si aggiungono le complicate tariffe della SIAE, che variano in base alle dimensioni degli schermi, dei locali e alla loro posizione.
La situazione si complica ulteriormente con l’arrivo dei “mandatari” incaricati di controllare le strutture. Pur avendo il compito di agire per conto di uno solo degli enti che detengono i diritti, la loro presenza crea spesso confusione e allarme. È bene ricordare, infatti, che queste figure non hanno alcun potere di accesso coatto e, se non sono accompagnati da un pubblico ufficiale, non possono entrare nella proprietà privata senza il consenso del gestore.
Di fronte a questa selva di regolamenti, molti imprenditori stanno valutando soluzioni radicali. Una delle più discusse è quella di eliminare tutti gli apparecchi audio e video dalle stanze, fornendo ai clienti solo le prese d’antenna e i collegamenti per la fibra ottica, e invitandoli a portarsi i loro dispositivi personali (tablet, smartphone, ecc.). Un modo per scaricare la responsabilità sui consumatori e aggirare un sistema percepito come eccessivamente predatorio.
La richiesta che emerge a gran voce da questo settore è chiara: una profonda riforma legislativa che porti chiarezza, proporzionalità e trasparenza. Nel frattempo, i gestori di B&B e affittacamere del Varesotto chiedono un intervento delle associazioni di categoria e un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni locali e nazionali per normalizzare una situazione che rischia di compromettere il lavoro di tante piccole imprese.
Più sotto alcuni commenti dei gestori extralberghieri:
– «Non è giusto che strutture a gestione familiare come la nostra debbano pagare le stesse cifre di un grande hotel. Siamo aperti solo pochi mesi all’anno, ma dobbiamo pagare per 12 mesi di diritti».
– «Spesso arrivano questi ‘controllori’ che, senza preavviso, chiedono di entrare. Ci sentiamo sotto assedio, costretti a districarci tra leggi e regolamenti che cambiano continuamente». Questa testimonianza mette in luce lo stress e la confusione causati dalle ispezioni e dalla complessità normativa e crea problemi di sicurezza in tutta la popolazione.
– «Nel mio B&B per evitare problemi ho tolto le TV dalle stanze. È una scelta drastica, ma è l’unico modo per non incappare in sanzioni o richieste assurde».
Queste frasi mostrano una conseguenza diretta e concreta del problema, consigliata anche dalla nostra associazione BBVarese, un’azione che sta diventando sempre più comune tra i gestori.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0