Germignaga | 24 Agosto 2025

Germignaga, ricordi dal passato: l’ultimo “magnin”

La storia di Martino Spezzatti, classe 1905, che dal padre imparò l'arte di stagnare gli oggetti in rame destinati al contatto con i cibi. Per molti era "el magnan de Lüin"

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(Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Qualche anno fa avevo già pubblicato un post dedicato ad un personaggio locale rimasto indelebilmente nella mia memoria per una ben precisa motivazione: fino al 1968 avevo abitato a Germignaga in vicolo Fossati e quando sentivo arrivare in lontananza un uomo in bicicletta che urlava: MAGNANOOOOOO, scappavo a gambe levate.

Ricordo pure che mia mamma, per farmi stare buono oppure farmi mangiare qualcosa da cui non ero particolarmente attratto, mi diceva con modo amorevolmente minaccioso: “guarda che arriva il magnano, eh!!!”. Ebbene, questa persona era tutt’altro che cattiva, anzi quando si avvicinava a noi aveva sempre modi gentili e garbati. Il suo indimenticabile richiamo era quello di un ultimo rappresentante di una professione che ormai stava diventando desueta, eppure fino a pochi anni prima era ancora di primaria importanza.

Grazie alla squisita disponibilità dei suoi familiari che mi hanno fornito informazioni e materiali, a distanza di molti anni posso raccontare la vera storia di Martino Spezzatti, per molti “El magnan de Lüin”, spiegare l’origine di questo soprannome e infine mostrarvelo in una foto tessera e in una spettacolare fotografia, intento ad esercitare la sua particolarissima professione.

Martino Spezzatti, classe 1905, era originario di Valprato Soana, un piccolissimo borgo dell’omonima valle in provincia di Torino, ubicato ad oltre 1.100 metri di altitudine, ora inserito nel Parco del Gran Paradiso. Fin dai tempi più antichi nei suoi dintorni si estraevano piombo, rame e molti altri minerali. Col tempo gli abitanti si specializzarono nello sfruttamento e nella trasformazione di queste risorse minerarie, soprattutto impiantando diverse fucine destinate a produrre rame, poi utilizzato per realizzare i paioli per cuocere la polenta, pentole, casseruole, stampi, brocche, mestoli e molti altri oggetti ancora. Essendo il rame un materiale molto malleabile, per i “calderai” era relativamente semplice, dopo aver appreso le malizie del mestiere, modellare qualsiasi tipo di forma.

A questa attività se ne affiancava però un’altra non meno importante, quella del “magnin” che aveva il compito di stagnare tutti gli interni degli oggetti in rame destinati al contatto coi cibi. Questa operazione era fondamentale per evitare la formazione del pericoloso solfato di rame (riconoscibile per il colore verdastro), che si formava a contatto con l’acqua e per l’umidità degli ambienti. Stagnatura che periodicamente doveva venire ripetuta quando cominciava ad assottigliarsi. Lo stagno veniva inoltre utilizzato per sigillare eventuali fori formatisi a seguito dell’usura degli oggetti.

Questi “magnin” trascorrevano mediamente i quattro mesi estivi in paese mentre i restanti otto emigravano scendendo dalla valle, girando a piedi paese per paese fino a raggiungere località molto lontane, offrendo a domicilio il proprio lavoro. Alla fine della primavera facevano rientro al paese natio dove avevano lasciato la moglie ad accudire i figli più piccoli e le bestie. Con i soldi guadagnati con tanta fatica compravano nuovi campi da coltivare o sistemavano le proprie abitazioni.

Fu così anche per la famiglia Spezzatti: Martino arrivò a Runo intorno al 1915/16 paese già raggiunto dal bisnonno, proveniente da Edolo (Alta Valcamonica), intorno al 1825/30. All’età di 10 anni cominciò a seguire il padre per imparare il mestiere: tanto camminare su e giù per le nostre valli, cibo scarso, pernottamenti nei fienili e nei cascinali messi a disposizione da amici o conoscenti. Intorno al 1920 si trasferì a Luino e prese casa in piazza San Francesco nei pressi di un locale che serviva a ricovero degli attrezzi; lì rimase per gli anni a venire, così come gli rimase per sempre l’appellativo di “magnano” chiaramente derivato dall’originario “magnin”.

Solamente negli anni ‘30 “el magnan de Lüin” cominciò a girare con una bicicletta, così da raggiungere più velocemente i paesi vicini ma soprattutto riuscire a rientrare a casa la sera. Per qualche decennio poté continuare questo antico mestiere, poi rapidamente l’avvento delle moderne cucine a gas e le pentole in acciaio inox lo resero superfluo.

Di lui scrisse un bellissimo ricordo Jole Antonini Ballinari in “Dumenza, Runo, Stivigliano, Cossano – Breve indagine in epoche lontane” pubblicato nel 1990 da Josca Edizioni, fra cui un divertente aneddoto riguardo una frase che il magnano era solito ripetere alle giovani spose che si affacciavano al suo passaggio nei paesi: «Oh Sposina! A ghe stagni la pignatina? A tale domanda le più timide sparivano subito dietro l’uscio della camera, ma qualcuna un poco spiritosa rispondeva, con un sorriso maliziosetto: no, no! Me l’ha già stagnada l’mè òm stamatina».
Martino Spezzatti morì a Luino il 17 gennaio 1983, ma il ricordo del “magnan de Lüin”, della sua antica, preziosa e onesta professione, è ancora vivo in molte persone.

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