Gentile redazione,
scrivo in seguito alle polemiche emerse negli ultimi giorni in merito agli esami di maturità, e in particolare alla testimonianza di una studentessa che ha dichiarato di essersi sentita trascurata dagli insegnanti durante il suo percorso scolastico.
Sono genitore di un ragazzo che ha recentemente concluso il suo ciclo di studi in una scuola superiore pubblica dell’alto Varesotto, scelto anche sulla base della presentazione iniziale ricevuta durante l’orientamento: ci era stato detto che il numero contenuto di studenti avrebbe permesso agli insegnanti di seguire ciascuno con attenzione e cura. Purtroppo, nel tempo, questa promessa si è rivelata lontana dalla realtà.
Al contrario, alcuni atteggiamenti riscontrati nel corpo docente – e in particolare da parte di una figura con ruoli di coordinamento – hanno spesso contribuito a generare un clima scolastico difficile, sia per gli studenti che per altri membri del personale. Episodi frequenti di rigidità eccessiva, atteggiamenti svalutanti, prese di posizione autoritarie e mancanza di disponibilità al dialogo hanno avuto, a mio avviso, un impatto negativo sul benessere degli studenti.
Non nego la competenza e la passione di alcuni docenti per la loro disciplina, ma credo che l’aspetto umano, soprattutto nella relazione educativa, sia altrettanto fondamentale. Purtroppo, in molti casi, ho avuto l’impressione che le valutazioni e gli atteggiamenti tenuti in classe rispecchiassero più lo stato d’animo del momento che un criterio oggettivo e coerente.
Comprendo le difficoltà del mestiere e non metto in dubbio la dedizione che molti insegnanti mostrano quotidianamente. Ma proprio per questo ritengo sia importante segnalare quando, in ambito scolastico, si verificano comportamenti che rischiano di sconfinare in forme di abuso di potere o in dinamiche relazionali poco sane. Nessuno dovrebbe sentirsi umiliato o ignorato all’interno di un contesto che, per sua natura, dovrebbe formare e valorizzare le persone, non annientarle.
Alla ragazza che ha raccontato di essersi sentita invisibile vorrei dire che, a volte, essere “solo un numero” può essere meno doloroso che diventare il bersaglio di attenzioni negative da parte di chi dovrebbe, invece, sostenerti nella tua crescita.
Grazie per l’attenzione.
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