Dai campi su strada, allestiti sulla via principale di Brezzo di Bedero, a quelli omologati all’interno di una struttura realizzata appositamente per il gioco delle bocce. Dalle partite in compagnia, improvvisate sul momento, alle gare ufficiali, affrontate vestendo la maglia del proprio club. Passa da questi significativi eventi, che dagli anni Cinquanta del secolo scorso arrivano fino ai giorni nostri, la storia della Bocciofila Bederese e del suo centro sportivo, raccontata di recente nel programma Story Time in onda su Radio Canale Italia.
Davanti ai microfoni della trasmissione dedicata alle realtà locali, il presidente della bocciofila, Roberto Bramani Araldi, manager fino alla pensione che lo ha poi spinto, nel 2011, ad occuparsi in prima persona della bocciofila, dando il via a un progetto di rilancio e valorizzazione della struttura e delle sue attività.
Era il 1965 quando per giocare a bocce a Brezzo di Bedero ci si trovava sue due campi allestiti in via Roma, ricorda Araldi. Nel 1986 la svolta, quando il Comune costruisce un bocciodromo dotato di due campi. E così, dopo la nascita del Gruppo Bocciofila Bederese, negli anni Sessanta, arriva anche il Centro Sportivo Bocciofila Bederese, e parte la ricerca di sponsor e volontari: elementi essenziali per tenere in vita una bocciofila. Elementi che ancora oggi «sono difficili da trovare».
Oggi che le bocce non sono più anonime come una volta – tutte uguali, salvo i segni fatti con il gesso sulla superficie, per poterle distinguerle – ma sono disponibili in mille colori, il problema delle risorse umane ed economiche per garantire longevità al centro non è ancora del tutto risolto. Ma l’arrivo di nuovi finanziatori e l’apertura di un bar ristorante hanno consentito al Consiglio del gruppo di definire nuove linee programmatiche e ridare slancio alle attività.
«Abbiamo otto gare all’anno – ha spiegato Araldi alla trasmissione radiofonica – e tra queste c’è l’evento di portata nazionale che ospiteremo il prossimo 24 agosto, e che prevede la partecipazione dei migliori giocatori del Paese nel ranking della Raffa (una delle quattro specialità delle bocce, ndr). L’organizzazione di queste gare ci impegna tutto l’anno».
Tra i valori fondamentali del gruppo c’è il sociale: iniziative con i giocatori diversamente abili («sempre felici di prendere in mano le bocce e cimentarsi sui nostri campi»), iniziative con i giovani («abbiamo un settore giovanile con otto ragazzi») e una missione anche culturale che il presidente della bocciofila ha messo bene in evidenza a Story Time: «Non dobbiamo necessariamente creare il campione. La nostra priorità è diffondere la bellezza di questo sport, affascinante per chi lo pratica e per lo spettatore. La cosa più importante è il divertimento».
La missione della Bocciofila Bederese non è facile, in un contesto in cui le bocce sono considerate “lo sport dei pensionati“, e dove i numeri di chi pratica la disciplina sono crollati rispetto ad alcuni decenni fa: «Negli anni Settanta le due federazioni dell’epoca avevano in tutto 265 mila tesserati. Oggi ne abbiamo circa 60 mila». Gli atleti della Bocciofila Bederese sono in tutto 37. Nel collettivo ci sono anche delle donne, e la struttura ha una sua scuola di bocce gratuita. Serve per formare e far appassionare i giovani.
© Riproduzione riservata





Vuoi lasciare un commento? | 0