La cozza quagga minaccia la biodiversità dei laghi svizzeri e gli esperti dedicano alla specie infestante, originaria del Mar Nero ma ampiamente diffusa in vaste aree dell’Europa, uno studio che fornisce indicazioni sulla prevenzione e proposte per fronteggiare le conseguenze della diffusione della cozza. Uno studio curato dall’Istituto federale per la ricerca sulle acque Eawag e pubblicato recentemente.
La cozza quagga altera le condizioni di luce nell’acqua e gli effetti della sua presenza riducono il nutrimento per i pesci; compromette l’utilizzo dei laghi da parte delle persone e provoca l’intasamento delle condotte idriche e dei sistemi di raffreddamento dell’acqua, circostanze che richiedono enormi costi da sostenere per le sistemazioni. Questi alcuni dei cenni, messi in evidenza nello studio, a proposito della pericolosità della specie, che in Svizzera si diffonde principalmente attraverso il trasporto di imbarcazioni da diporto.
Per proteggere edifici e impianti gli esperti ritengono utile il ricorso ad accorgimenti tecnici: «Per ogni lago, ogni anno in cui non viene trovata la cozza quagga è un anno guadagnato – sottolinea il biologo Piet Spaak, della Eawag – Il tempo guadagnato può essere impiegato per predisporre gli impianti infrastrutturali con condotte d’acqua che trasportano l’acqua del lago per il momento in cui eventualmente la cozza quagga si diffonderà nel rispettivo lago. Filtri e scambiatori di calore ad esempio possono proteggere le parti più sensibili delle apparecchiature dalla colonizzazione delle cozze, prevenendo così danni irreversibili a edifici e impianti».
Gli studiosi suggeriscono inoltre l’obbligo di segnalazione e pulizia delle imbarcazioni, per tenere alta l’attenzione sulla possibile presenza della cozza. Questi ultimi accorgimenti sono già stati adottati per il lago dei Quattro Cantoni (Svizzera centrale), nel cantone di Berna e sul lago di Hallwil (cantone di Argovia, nella foto di copertina). «I cantoni di San Gallo, Grigioni e Zurigo – viene sottolineato nel report – hanno aderito a partire dall’aprile 2025; altri cantoni, come il cantone di Glarona, seguiranno».
Dallo studio arriva anche la proposta di analizzare una volta all’anno, tramite il dna ambientale, i laghi non colpiti. E continuare ad osservare l’evoluzione del fenomeno nei laghi nordamericani, dove la specie si è diffusa vent’anni prima che in Europa.
Dal primo aprile, infine, è disponibile un servizio di assistenza specializzato nella cozza quagga e gestito da Eawag. Il servizio è sostenuto finanziariamente dall’Ufficio federale dell’Ambiente e dalla Eawag stessa: «Si mira anche a una collaborazione con le commissioni internazionali a protezione del lago di Ginevra, del lago di Costanza, del lago di Lugano e del lago Maggiore».
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0