Luino | 4 Febbraio 2025

Dall’ospedale di Luino al cuore dell’Africa: la missione umanitaria del dottor Palillo in Ciad

Il dottor Palillo partirà con la dottoressa Tenconi per l'Ospedale Saint-Michel, una struttura che serve oltre 119.000 abitanti senza chirurghi. Un’esperienza di volontariato tra sfide e speranze

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La passione per la medicina non è solo una vocazione, ma un impegno quotidiano che richiede sacrificio, dedizione e la volontà di superare i propri limiti per il bene del prossimo. Quando si sceglie di indossare il camice, si accetta un percorso fatto di notti insonni, studio costante e la responsabilità di salvare vite. Ma per alcuni medici, questo impegno non si esaurisce tra le mura di un ospedale: diventa una missione che li porta lontano, dove il bisogno di cure è ancora più urgente.

E così, il dottor Andrea Palillo, chirurgo dell’Ospedale di Luino, sta per partire per una missione umanitaria in Ciad, insieme alla collega Silvia Tenconi. La destinazione è l’Ospedale Saint-Michel di Dono Manga, una struttura di 70 posti letto che serve una popolazione rurale di quasi 120mila abitanti, spesso senza alcuna possibilità di accedere a cure mediche adeguate.

«Da tanti anni pensavo di voler affrontare un periodo di volontariato di questo tipo – racconta il dottor Palillo -. Questa occasione si è presentata grazie soprattutto alla dottoressa Tenconi, collega chirurgo in forza presso la Chirurgia di Luino e da anni impegnata attivamente nel volontariato in Africa che svolge principalmente in Tanzania, dove si reca due volte all’anno per partecipare ai progetti dell’associazione varesina Amici di Migoli OdV. La dottoressa ha accolto una richiesta di aiuto proveniente dal Ciad, così partiremo questa sera alle 22 da Malpensa».

L’ospedale Saint-Michel, infatti, è attualmente privo di chirurghi e i due medici italiani saranno fondamentali per colmare una lacuna sanitaria che può fare la differenza tra la vita e la morte. L’area è isolata, senza strade asfaltate e, durante la stagione delle piogge, molte zone rimangono allagate da luglio a ottobre, rendendo ancora più difficile il trasporto dei pazienti.

«Saremo ospitati nella diocesi di Lai, grazie all’invito del vescovo locale e al supporto di una suora missionaria Comboniana, che è stata il nostro tramite», continua il dottor Palillo. La missione avrà una durata di tre settimane, un periodo breve ma intenso, durante il quale i due chirurghi affronteranno situazioni di emergenza, interventi complessi e la gestione di pazienti con patologie che in Italia sarebbero trattate con maggiore facilità.

«In questi anni mi sono dedicato soprattutto alla chirurgia d’urgenza e del trauma – spiega il dottor Palillo -. Ho frequentato corsi di formazione e aggiornamento, partecipato ai Journal Club per l’approfondimento di casi clinici complessi e ho avuto l’opportunità di formarmi nel centro trauma di alta specializzazione di Varese, grazie al professor Carcano, direttore della scuola di chirurgia Uninsubria».

L’esperienza e le competenze acquisite saranno essenziali in un contesto dove le risorse sono limitate e l’improvvisazione diventa spesso una necessità. «Penso che le conoscenze acquisite in merito saranno importanti durante la missione in Ciad, dove ci occuperemo soprattutto delle patologie chirurgiche urgenti». L’approccio medico dovrà adattarsi alla realtà locale, con strumenti e farmaci ridotti all’essenziale e la necessità di lavorare con mezzi spesso diversi rispetto agli standard europei.

Il percorso che ha portato il dottor Palillo a questa decisione nasce dalla volontà di mettersi al servizio di chi ha meno opportunità. Il suo ruolo all’Ospedale di Luino come dirigente medico specializzando in chirurgia generale lo ha formato nella gestione delle emergenze, dalle operazioni in sala operatoria alle valutazioni dei pazienti in pronto soccorso e alle reperibilità notturne.

«Svolgo il mio lavoro con dedizione e passione, ma sentivo il bisogno di fare qualcosa di più. Poter offrire il mio aiuto a persone che altrimenti non avrebbero accesso alle cure è un’esperienza che considero fondamentale per la mia crescita professionale e personale», prosegue ancora Palillo.

Il supporto della comunità medica locale è stato fondamentale nella preparazione di questa missione. «Ringrazio il dottor Carini e l’equipe della chirurgia di Luino che hanno sostenuto questa mia prossima missione, che comporterà una lunga assenza dal reparto».

«Sarà la mia prima esperienza da medico volontario nei paesi in via di sviluppo, spero in futuro di avere l’occasione di partire per successive missioni – conclude il dottor Palillo -. Questa sarà solo la prima tappa di un percorso che voglio continuare». Una scelta coraggiosa, che dimostra come la medicina possa essere molto più di una professione: un atto d’amore verso il prossimo.

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