Masciago Primo | 21 Gennaio 2025

Masciago Primo celebra la sua patrona sant’Agnese

Domenica scorsa le celebrazioni nel paese della Valcuvia in onore della piccola santa, ben vissute nonostante la pioggia abbia rovinato parte della festa. Il racconto della giornata

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(di Cesi Colli) Domenica 19 gennaio, Masciago Primo è stata in festa per celebrare la sua patrona, la piccola grande santa Agnese.

A soli tredici anni, la giovanetta scoprì la bellezza di vivere nell’amore di Dio e non esitò a bruciare la sua breve esistenza nel martirio, per essere testimone fedele dell’unico e immenso ideale della sua vita.

Se ci fermassimo un istante e ci chiedessimo: “È bello far festa in una sagra di paese nel giorno in cui si fa memoria di una giovanetta ammazzata?”. Il cristianesimo, però, ci ha abituati a guardare con occhi diversi il martirio e come si possa anche mettere la parola festa accanto a un’uccisione violenta. Oggi è la festa di una giovane che ha dato la propria vita come ha fatto Gesù. Oggi è la festa di una testimone che continua a predicare con un Vangelo fatto dono. Oggi è la festa di una santa che ha letteralmente perso la testa per Dio.

Quest’anno si è cercato di valorizzare la parte sostanziale della festa, quella liturgica, che è il centro da cui partono tutti i festeggiamenti, che fa scoprire intimamente il senso profondo della ricorrenza, che fa nascere gratitudine per questa occasione comunitaria che ci è dato vivere per non perdere quella vitalità religiosa che appartiene a un paese che venera la santità della propria patrona.

Corale è stata la partecipazione alla S. Messa, celebrata da don Valerio, accompagnata dai canti della corale masciaghese, alla presenza del sindaco Marco Magrini e delle Confraternite di Bedero e Rancio.

Il nostro parroco ha celebrato in modo molto profondo e ci ha fatto sentire parte di un qualcosa di bello: pregando e cantando, insieme abbiamo ascoltato una Parola densa, insieme abbiamo incontrato il Signore.

Al termine della S. Messa sono stati offerti degli agnellini di pasta di mandorle, preparati da una signora, che volontariamente si è prestata. È stato difficile trovare lo stampo: si è dovuto acquistarlo in Sicilia dato che è un dolce tipico della Pasqua siciliana e lo si trovi solo lì!

S. Agnese, infatti, è sempre rappresentata con un agnellino in braccio, simbolo del candore e del sacrificio. Anche nel suo nome, derivante dal latino “agnus”, c’è già il destino della giovane martire, trafitta con un colpo di spada alla gola, nel modo con cui si sacrificavano gli agnelli.

La temuta pioggia è arrivata anche a Masciago nel primo pomeriggio: una pioggerellina sottile che ha rovinato la festa, impedendo di portare a spalla per le vie del paese la statua di S. Agnese.

Ci siamo però ugualmente sentiti parrocchia, comunità in cammino di fede. In chiesa, dopo la recita dei Vespri e delle litanie di S. Agnese, don Valerio ci ha raccontato la vita e il martirio della nostra patrona per ricordarci che il Vangelo non è utopia, che la santità è anche la nostra vocazione e che una vita bella, gioiosa, originale, in armonia con il disegno di Dio è anche alla nostra portata.

La giornata si è conclusa con un rinfresco a base di una piacevole e corroborante cioccolata calda, visto il freddo di queste giornate, accompagnata da prelibati pasticcini. Un grazie a Luca, vero maestro pasticciere, che ci dona sempre il piacere di potere gustare le sue leccornie.

Condividere anche solo una merenda ci fa sentire famiglia, che apparteniamo alla stessa comunità, che ha piacere di stare insieme, che sa creare un ambiente di relazioni serene e accoglienti, ispirate a fiducia e confidenza reciproca.

Sarà poi celebrata una S. Messa per i defunti per sottolineare il legame e l’affetto che ci unisce a questi fratelli e sorelle di cui conosciamo l’amore e la dedizione al paese e alla loro patrona:  è un gesto di amore per chiedere al Signore che li abbracci tutti, nella certezza che loro,  che sono già vicini a Dio, possano intercedere per noi, per il nostro cammino su questa terra, per una fedeltà alla nostra vocazione, per le preoccupazioni e le speranze che viviamo e portiamo nel cuore.

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