(di Cesi Colli – foto di Luca Luppi) Sabato e domenica 11 e 12 gennaio, la comunità di Bedero Valcuvia ha dato vita ad un arcobaleno di iniziative per rendere sempre più sentita la tradizionale sagra di S. Antonio.
Anche quest’anno è stata la sintesi di un lavoro di squadra nel quale la parrocchia si è messa in gioco per rinnovare il contenuto umano e cristiano che ha sempre contraddistinto questa festa e per darle un significato più alto rispetto alla possibilità, pur bella, di mangiare insieme e stare in compagnia.
Anche quest’anno sono stati nominati tre capifesta, tutti giovanissimi: Carlo Talacchini, Thomas Luca, Simone Feltrini. A nome di tutti, Carlo ci ha detto che: «Confrontandoci fra tutti e tre abbiamo deciso di fare i capifesta perché collaborare per la riuscita della festa più importante di Bedero è un piacere e un onore. Io l’ho già fatto una volta, ma poterlo rifare mi ha coinvolto ancora di più. Siamo giovani cresciuti a Bedero: ci venivamo da bambini e adesso è importante essere i capifesta di una ricorrenza che sentiamo davvero nostra. Speriamo che questa tradizione si tramandi ai ragazzi più giovani di noi perché in futuro possano avere lo stesso amore per il paese e la sua festa».
È da antica data che tre persone sono poste ogni anno a rappresentanza dell’intera comunità e viene loro affidato il compito di organizzare la festa e di consegnare alla parrocchia le offerte raccolte. Tutto ruota intorno a loro e i loro nomi sono stati scritti sull’antica alabarda, che in molteplici nastri colorati riporta i nomi di tutti i capifesta degli ultimi cento anni.
Alla sera del sabato, in ricordo dei fuochi che venivano accesi in onore del Santo nelle campagne, la piazza del paese è stata riscaldata da un grande braciere, che ha rischiarato le tenebre della notte e riscaldato chi si avvicinava perché «qui non si sente altro che il caldo buono», come scriveva Ungaretti. Nelle scintille che danzavano nel braciere sembrava di vedere tutta la storia di S. Antonio, così legata alla tradizione del fuoco, segno di purificazione dai demoni e dai malanni, tra cui il fuoco di sant’Antonio, che era curato dai suoi frati.
Visto il freddo pungente, c’è stata la possibilità di cenare anche in oratorio, in un confortevole ambiente riscaldato. Sedersi a una stessa tavola e dialogare con chi ci è accanto è stato piacevole perché abbiamo assaporato come attraverso le parole si possono costruire relazioni autentiche e curare una sincera amicizia.
La sera della vigilia, al suono festoso delle campane, una lanterna ha portato il simbolico fuoco di S. Antonio fin sulla sommità del campanile… e la fiamma è stata utilizzata per dare il via ad un mini spettacolo pirotecnico, momento culminante della serata, che ha illuminato il cielo notturno con colori vivaci e forme spettacolari, creando un’atmosfera magica che ha incantato grandi e piccini. Numerosi i momenti di divertimento e di intrattenimento: molti i giochi organizzati, che non solo hanno offerto spasso e allegria, ma hanno rafforzato anche lo spirito di comunità.
I momenti di fede hanno connotato la ricorrenza che, se spogliata di questi, si ridurrebbe a poco o nulla: così la comunità si è riunita sotto l’ala protettrice di S. Antonio, affidandosi a lui con la preghiera personale e comunitaria.
Prima della Messa festiva si è tenuto il rito della benedizione degli animali: una devozione popolare molto sentita che resiste nel tempo, anche se negli anni è cambiata per forma e intenti. Un tempo ad essere benedetti erano gli animali da lavoro, mentre ora sui sagrati della nostra chiesa è possibile scorgere solo animali da “compagnia”. La loro benedizione è anzitutto un ringraziamento a Dio per il dono di queste creature, amici fedeli che partecipano alle nostre vicende.
Solenne la S. Messa, celebrata da don Valerio, accompagnata dai canti della corale con all’organo il piccolo Sebastiano dalle ottime qualità artistiche e lodevole per la sua passione. Durante la S. Messa sono stati presentati i cesti con i doni offerti dai fedeli, che sono stati poi messi all’incanto nel pomeriggio. Il ricavato unito a quello raccolto durante la settimana nelle case del paese servirà per il sostegno alla parrocchia e per il progetto “Propedeutica Musicale” del nostro asilo.
La festa è culminata con il tradizionale appuntamento della processione con la statua di S. Antonio. È un cammino insieme, coinvolti nello stesso clima di preghiera che ci fa sentire che abbiamo in comune qualcosa di valido, di bello e di efficace: la religiosità e la fede.
Ci ha definitivamente salutato don Enrico, con un significativo abbraccio al suo successore don Valerio, raccontando come è nata la loro amicizia e ricordando il giorno di tre anni fa in cui è arrivato a Bedero.
Come ponte che ci unisce ai nostri defunti, che tanto hanno amato questa festa, lunedì sera abbiamo celebrato una Messa di suffragio per esprimere l’affetto che ci lega a loro. Il pregare per chi ci ha lasciato ha risvegliato i ricordi, velati di nostalgia, ma anche carichi di fede e speranza nel saperli già in comunione con Dio.
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