Agra, la Val Dumentina tutta, questa mattina durante la messa ha salutato le sei suore Romite presenti al monastero di San Giuseppe, che la settimana prossima raggiungeranno la loro “nuova” destinazione, il convento di Bernaga in Brianza, dopo 51 anni di vita all’estremo nord della provincia di Varese.
Un saluto misurato, composto, decoroso, nello stile di queste fedeli che qui hanno vissuto in clausura buona parte della loro vita, un saluto religioso e “laico” che si è “sciolto” nella messa domenicale, l’ultima per le religiose in questa valle. Don Nicola Porcellini, parroco di Agra, Curiglia e Dumenza, ha voluto ringraziare le sorelle per quanto hanno dato a questa comunità, ricordando ai fedeli cosa colpisce della vita contemplativa, ossia il “carisma”.
Il carisma della vita contemplativa è cercare il volto di Dio per immergersi in esso, ha riferito il don, per poi gustare di questa ricerca. Ha riflettuto sul valore di questa piccola ma significativa cellula orante che ha visto passare davvero, in mezzo secolo di presenza, intere esistenze a queste latitudini e qualcuno – ha poi precisato il parroco – si è avvalso delle suore anche per crescere spiritualmente. Non sono mancati riferimenti a meravigliose marmellate di castagno e gustose inedite ricette dispensate da esse con amore e benevolenza. E questa loro normalità le ha rese ancora più speciali agli occhi dei fedeli.
Un monastero in alto, quanto le preghiere levate per 50 anni
Nella chiesa gremita ha preso parola anche il sindaco di Agra, Luca Baglioni, con il tricolore al petto come si conviene nelle grandi e solenni occasioni. «La vostra presenza qui ad Agra – ha detto il primo cittadino emozionato per l’occasione – è stata per noi tutti un privilegio, un dono. E questa presenza discreta e silenziosa è stata davvero caratterizzante. Avete rappresentato in questi 51 anni la coscienza viva, vigile e mai sopita del nostro territorio: siete state da sempre un punto di arrivo anche fisico perché il monastero posto quassù ci ha da sempre obbligato ad alzare gli occhi».
«Per scorgerlo è necessario guardare verso l’alto, verso il cielo. Quando si entra in Valdumentina non si può non notare la presenza dominante del monastero, quasi a sorvegliare come una sentinella questo territorio. Può sembrare che voi siate qui da sempre; oggi questo distacco lascia la nostra comunità un po’ smarrita anche se sappiamo che si tratta soltanto di un distacco fisico. E il pensiero va a voi – ha chiosato ancora il sindaco -, che dopo così tanto tempo, permettetemi di dirlo, cambiate casa. Non deve essere facile allontanarsi dai propri luoghi che si è sono abitati per più di mezzo secolo».
Per non fare dimenticare alle sorelle questi luoghi, ecco i doni. Semplici ma pieni di significato: «Un quadro che raffigura questa chiesa, ha proseguito Baglioni, ed il convento. Perché quando sarete tornate al convento della Bernaga possiate anche ricordarvi di Agra, dei nostri luoghi, della gente che qui dimora, di noi».
Dietro il quadro sono state riportate le parole che l’allora Cardinale Montini, che divenne poi San Paolo VI, colui che ha voluto fortemente, la costruzione di questo monastero realizzato poi nel 1974 lasciò proprio alle suore Romite in quell’8 settembre del 1962: «La vostra missione è di pregare, onde essere viva testimonianza escatologica». Cioè, ha spiegato Baglioni alla fine del suo intervento, quella di indagare il destino ultimo del singolo individuo e dell’umanità. «Una missione questa davvero difficile da far tremare le gambe -ha concluso -, ma siamo sicuri abbiate interpretato nel migliore dei modi possibili. Il Mondo in cui viviamo, il nostro territorio ha ancor bisogno delle vostre preghiere».
Gioia e grazia, un dono lungo 50 anni
Dal consiglio pastorale hanno ricordato le doti umane di queste suore “impastate” con caratteristiche che hanno il sapore del divisino: la loro dolcezza, empatia, coraggio, costanza. «Ringraziamo Dio che ci ha fatto la grazia di avervi per 50 anni – hanno detto dal pulpito le rappresentanti delle parrocchie -, e chiediamo che la vostra presenza orante continui per sostenerci e per illuminare le nostre comunità parrocchiali. Non dimenticatevi di noi. Anche noi non lo faremo e porteremo nel cuore questi anni di gioia e di grazia trascorsi con voi».
La voce delle suore Romite echeggia per l’ultima volta in chiesa
Arriva infine il messaggio letto con emozione da dietro la grande grata da parte di una delle sorelle: poche parole ma messe in fila per essere ricordate, come strofe di quelle poesie apprese sui banchi di scuola. Dopo aver ricordato come la storia di un’intera comunità si sia intrecciata con la loro – nei momenti bui come in quelli di speranza – hanno rinfrancato i fedeli, attenti nell’udire quel filo di voce rotta ogni tanto dall’emozione e dai malanni di stagione.
«A tutti vogliamo assicurare la nostra preghiera, che non conosce limiti di tempo e di spazio. Il ricordo e l’affetto per voi, nostra gente, non mancherà mai. La Provvidenza vuole che il nostro monastero non rimanga vuoto, ma che la preghiera continui a risuonare tra queste mura in primavera, per custodire una piccola e giovane comunità contemplativa alla quale vi chiediamo di volere bene».
Un annuncio dentro un annuncio, come in un canone religioso. Le Romite continueranno a pregare ed invitano la comunità di queste Valli a sostenere il gruppo religioso che arriverà dopo di loro, permettendo così che il monastero non sia “spiritualmente” abbandonato.
Niente risottate in piazza, feste di paese o fuochi d’artificio – sarebbero stati fuori luogo – per salutare queste donne che qui hanno definito “un meraviglioso dono discreto”. L’esperienza, l’amore per Agra mostrato dalle monache Romite ambrosiane, il forte attaccamento della comunità a loro nell’epoca odierna che premia in “audience” e popolarità ciò che è più visibile, che acchiappa maggiori click, apre qualche riflessione.
Talune laiche, altre di ordine più intimo e religioso, spirituale ma molto personali. Di certo c’è, rimane e rimarrà forte per questi monti la vocazione e la presenza di suor Maria Francesca, suor Lucia Maria Grazia, suor Maria Renata, suor Maria Luisa, suor Anna Teresa e suor Maria Piera.
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