Ci avviciniamo al Natale, il momento dell’anno che, più di ogni altro, richiama sentimenti di gioia, condivisione e pace. Le strade si illuminano di luci colorate, le case si riempiono di addobbi, e le famiglie si preparano a riunirsi attorno alla tavola imbandita. Tuttavia, c’è un lato oscuro che si insinua nei meandri delle nostre interazioni quotidiane: l’odio che si riversa sui social network, in particolare su Facebook, dove il confronto spesso si trasforma in uno scontro privo di rispetto.
Nell’alto Varesotto, come altrove, assistiamo a una triste realtà. Articoli pubblicati per informare, raccontare storie o riflettere su temi di attualità diventano terreno fertile per commenti sprezzanti. Non si risparmiano critiche feroci: parole dure, insulti e accuse infondate piovono sovente, alimentando un clima di rabbia a tensione reciproca.
Gli attacchi si allargano a macchia d’olio, colpendo chiunque finisca al centro dell’attenzione pubblica, compresi i giornalisti, fosse anche per un episodio di cronaca locale. Malviventi, presunti colpevoli, perfino vittime: nessuno è risparmiato dall’ondata di giudizi sommari, sentenze lapidarie e disumanizzazione che trasforma le persone in bersagli di odio.
Quello che stupisce è la mancanza di scrupoli da parte di chi scrive. I social network, nati per favorire il dialogo e l’interazione, sono diventati una piazza virtuale dove la libertà di espressione viene spesso confusa con il diritto di ferire gli altri.
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