Biandronno | 4 Dicembre 2024

Crisi Beko-Whirlpool, «Il castello di vetro sta crollando»

Una lunga lettera di riflessione da parte di una dipendente, una signora che vive in un paese del Medio-Verbano, che ha voluto ripercorrere la storia dell'azienda anche dal punto di vista sociale

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una dipendente della sede Beko-Whirlpool di Cassinetta di Biandronno che vive nel Medio Verbano.

In queste settimane enti e istituzioni continuano un serrato confronto con l’azienda per discutere le ipotesi di depotenziamento dell’impianto produttivo, che prevede, a fine 2025, la chiusura di due linee produttive e il rischio licenziamento per centinaia di dipendenti.

Una situazione che, per i lavoratori in primo luogo, non può che preoccupare per le ripercussioni economiche e sociali che il piano di esuberi della multinazionale turca potrebbe provocare sul territorio.

Di seguito il testo della lettera. (Foto da Varesenoi.it)

Volevo ricordare a tutti che per noi lavoratori non è “una situazione”, “un gruppo di lavoro”, “l’ennesima ditta che sta per chiudere”, eccetera. Per noi è un male dentro, un male al petto, uno stato confusionale quasi.

Ire/Ignis/Whirlpool e ora Beko… per noi non è un articolo di giornale, non è una trasmissione, non è uno sciopero, non è riempirsi la bocca, non è sacrificio stare al freddo per combattere… Per noi è la nostra vita.

Nel mio caso lo è da quando sono nata. Sì, perché con prima mio padre (da bambina con la festa della Befana, solo chi ha lavorato in Whirlpool capisce) e la quotidianità di vedere uno dei genitori andare al lavoro lì, sentirne parlare tutti i giorni e avere amici che avevano genitori che lavoravano lì, avevi gli stessi ricordi, le stesse memorie. E poi il paese attaccato alla fabbrica: tutto girava intorno a quello.

In paese si andava a fare la spesa con il grembiule, con i vestiti del lavoro e nessuno aveva vergogna: era la quotidianità, anche io l’ho fatto.

Ricordo ancora quando chiedevo a mio padre di andare a vedere le luci della IRE con la macchina e si faceva il giro dalla strada intorno alla fabbrica: avevano un colore giallo e la sera tutto era illuminato di giallo. E poi l’albero di Natale. Ricordo ancora il camice di mio padre, bianco con la scritta in azzurro Ire o Ignis… Poi un giorno, da grande, dopo aver lavorato un po’ in giro, decisi, senza dire nulla a mio padre, di fare domanda dopo anni che lui era andato in pensione. Non voleva che andassi, perché lui sapeva già che con gli anni le cose sarebbero cambiate, ma sempre in peggio… E come dargli torto, dopo 40 anni suoi e 26 anni miei ne abbiamo viste di cose e, devo dire, che sono cambiate sempre un pochino in peggio.

Ma che può capire il politico, che deve salvare la faccia per un accordo fatto male? Uno dietro l’altro si sono susseguite solo “ciance”. Sono anni che lottiamo per portare a casa la pagnotta e la dignità. Quanti sforzi, quanti sacrifici… io ricordo che ho fatto anche un turno 17.30-23.30, per un lungo periodo, ma anche 8.00-23.00, 14.00-01.00: quando serviva si rispondeva. Le cose cambiavano di giorno in giorno, ma chissà come mai eravamo fedeli al marchio e ci sentivamo sicuri che “la nostra fabbrica” ci sarebbe stata…

Chi capisce cosa vuol dire lavorare “in catena” a fare sempre la stessa cosa minuto dopo minuto… ti rompevi le dita, le piaghe alle mani, i polsi facevano male, ma sempre lì. Sì, perché era quello che si doveva fare per poter portare a casa il fatturato per l’azienda, che ci pagava lo stipendio e straordinari, per la nostra vita. La cosa bella è che mai un giorno tardavano con lo stipendio, sempre puntuali.

Quanti pianti, quante risate e quanti panini mangiati insieme al sabato a mezzogiorno, quando il capo usciva a prenderli e tutti ci si fermava insieme a mangiare tra le risate… Questa era la vita. Non era tutto rose e fiori, anche quando c’era da litigare con i capi per l’aumento del salario, per cambiare il posto di lavoro. Quando hanno tolto il centro sanitario, di lì a poco abbiamo incominciato a perdere diritti su diritti… Licenziamenti, ridimensionamento, acquisizioni, nuovi cambiamenti: siamo sopravvissuti anche all’acquisizione della Indesit, che ci ha costretti a vedere uscire molti dei nostri colleghi della Whirlpool. E sì che Indesit aveva pattuito il blocco dei licenziamenti, quindi ci chiamavano per aiutarci ad uscire dando buone uscite che a volte, buone, erano solo per loro.

E ora tocca di nuovo, ma Beko sembra “Stranger Things”, arrivato per spazzare via tutti i nostri sogni, la nostra pazienza e il nostro sonno. Sono ormai cinque anni che sentiamo il peso di una politica italiana che non riesce a garantire uno straccio di lavoro che ci consenta di vivere. Potessero loro farlo con meno soldi, capirebbero perché non dormiamo di notte a pensare che futuro avremo.

Noi, quelli che compriamo i nostri elettrodomestici, senza neanche pensarci. Chi ha mai pensato di comprare un qualcosa che non sia stato fatto dalle nostre fabbriche, chi nei paesi di fianco alla Whirlpool non pensava alla Whirlpool. Anche solo guidando la macchina uno sapeva gli orari dei dipendenti, senza mai averci lavorato dentro, il traffico all’ora di punta era da evitare.

Quindi, per chi si riempie la bocca su quello che fa per noi lavoratori… sinceramente non ha capito nulla. Qui si tratta di Varese.

Senza la defunta Whirlpool non c’è rinascita con Beko, ma lasceranno indietro i morti, come sempre succede ad ogni acquisizione, come su un campo di battaglia per una guerra che questa volta ha deciso di vincerci. Ma lotteremo fino all’ultimo dipendente. Perché se non avremo più lo stipendio, cari politici, manderemo a mangiare e a farci pagare le rette delle scuole da voi che mangiate con 15.000/20.000 euro al mese.

Avrete voglia di fare redditi che aiutino il nord che sta perdendo posti su posti, obbligandoci ancora una volta a fare esodi ma questa volta al contrario, o all’estero. Peccato che l’esodo dei cervelli non comprenda la sfera politica.

RIP dedicato a tutte quelle aziende che sono nate in Italia e che sono state comprate da stranieri.

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127