(di Cesi Colli) Per la Comunità di Bedero Valcuvia la festa della Madonna del Rosario segna l’apertura del nuovo Anno Pastorale.
Partecipare per ripartire: abbiamo così iniziato pieni di speranza questo cammino riscoprendoci comunità che procede con la fiducia nel Signore e la capacità di fare strada insieme. Questa festa per i bederesi è momento atteso, è forza di novità perché, pur non dimenticando le tradizioni, si cerca sempre di guardare al nuovo.
La devozione a Maria è molto viva e lo riprova la grande presenza sia alle funzioni religiose e alla solenne processione che ai momenti conviviali.
I sacerdoti, i chierichetti, la chiesa parata a festa, la cantoria, le confraternite, la banda, i portatori dei Crocifissi e dei cilostri, le catechiste, il pranzo comunitario, i giochi dei bambini, le vie del paese parate a festa, il suono delle campane, sono tutti tasselli di un quadro con un’unica vera protagonista: Maria.
Bambini, giovani ed adulti sono stati tutti coinvolti in un crescendo di iniziative atte a rendere questa festa un giorno particolare di gioia e condivisione.
Per la prima volta sono stati direttamente interessati bambini e adolescenti, che hanno risposto facendo a gara ad imbucare nelle cassette della posta le lettere che annunciavano la festa e invitavano alle offerte. Hanno poi invaso il centro del paese, impegnatissimi con gli adulti ad abbellirne le vie con le ghirlande. Coinvolgere le nuove generazioni è passare un testimone di servizio e di amore per la festa di Maria, rendendoli poi capaci di trasmettere a loro volta questa sentita tradizione.
La festa è stata preceduta dal Triduo, momento di preghiera e di meditazione della figura di Maria attraverso i misteri del Rosario, perché noi avessimo il dono di imitare la Vergine, traducendo nel nostro quotidiano la sua umiltà e il suo amore per il Figlio.
I festeggiamenti sono proseguiti domenica con la Messa solenne, celebrata dal nostro parroco don Enrico Broggini, accompagnata dai canti della corale e, orgoglio di Bedero, dalle note del suo organista, Sebastiano, un ragazzino di undici anni, vero talento musicale, che già da tempo riempie con la sua musica ogni celebrazione. La sua presenza è costante perché sa che è un servizio: il suo talento musicale è un dono che ha ricevuto e lo mette a disposizione della comunità.
Nell’omelia il nostro parroco, don Enrico Broggini, ha ricordato la fedeltà di Maria, che è rimasta fino alla fine, non è scappata dalla Croce. Annientando e umiliando se stessa, ha trovato la vita: possa così aiutare anche noi a fare della nostra esistenza un’esperienza di dono e di attuazione del Vangelo per essere veramente felici come il Signore vuole che siamo.
La festa patronale è anche divertimento e spensieratezza. Al termine della S. Messa, infatti, aperitivo in piazza e vendita delle torte di don Siro e di Mario, che non mancano mai, visto il grande successo.
Non poteva mancare il pranzo in oratorio: mangiare insieme vuol dire condividere qualcosa, vuol dire aprire un dialogo, vuol dire “ritrovarsi”. Tutte cose imprescindibili per una Chiesa che vuol essere comunione. Bravi i cuochi e i giovani che servivano ai tavoli: che piacere vedere una parrocchia viva, che lascia emergere le potenzialità di tutti, capace di innescare nuove energie partecipative, nuove forme di legame e appartenenza!
Il pomeriggio si è aperto con la processione. Quando la statua della Madonna ha varcato il portale della Chiesa, un’emozione molto forte ha avvolto il cuore di tutti i presenti. È bello il simulacro della nostra Madonna: uno sguardo dolcissimo rivolto verso di noi, un manto splendente negli ori e nel blu, merito anche dell’ultimo artigiano che ne ha curato il restauro, Angelo Cadei, da poco scomparso. Accompagnata dalla recita del S. Rosario e dal suono della banda di Cassano Valcuvia, Maria è passata lungo le strade del nostro paese e sembrava volesse entrare nelle case per ascoltare, parlare, sfiorare tutti con la lievità di una carezza.
Insieme a lei abbiamo camminato: la nostra preghiera si dilatava dalle nostre strade a quelle del mondo, con nel cuore il desiderio di farci diventare costruttori di speranza in un mondo dove spesso si muove un’umanità affaticata, smarrita e sovente dilaniata dalla guerra e dalla violenza. Don Enrico si è soffermato ai crocicchi delle strade a pregare e benedire. È un gesto semplice, eppure molto significativo, segno di custodia e protezione, che sale a Dio e da lui discende su ogni realtà umana.
A chiusura della festa, l’antica usanza della vendita all’asta dei canestri e tanti giochi in oratorio per i bambini.
Il parroco ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato a rendere bella questa ricorrenza mariana, in particolare il nostro vicario, don Valerio Livio, il “regista” della festa.
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