Brezzo di Bedero | 4 Agosto 2024

Brezzo di Bedero, «La Chiesetta di San Pietro abbandonata per sempre?»

Si tratta di ruderi non noti a tutta la comunità, ma che hanno una storia millenaria. È uno dei rari esempi di architettura medievale nell’Alto Verbano

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(a cura di Roberto Bramani Araldi) La carrozza con a bordo re Luigi XVI lascia la Tour du Temple per avviarsi verso Place de la Révolution – ora Place de la Concorde – dove è installata la ghigliottina che dovrà giustiziarlo in nome della sentenza emessa dal Parlamento repubblicano francese: sale sul patibolo, subisce le operazioni di rito che precedono l’esecuzione, e infine, il 21 gennaio 1793 la sua testa, staccata dal busto, ricade nel paniere a sancire la sua scomparsa.

Sarà questa la sorte riservata alla chiesetta di San Pietro situata a Brezzo? Forse non è a tutti noto che a Brezzo esistono i ruderi – purtroppo i ruderi – della chiesetta di San Pietro che possiede una storia millenaria e un significato architettonico rilevante.

Come rileva con efficacia Mario Manzin, che ha eseguito ricerche accurate sull’evolversi degli eventi che hanno portato alla situazione in atto, si tratta di uno dei rari esempi di architettura medievale nell’Alto Verbano, l’abside risale all’anno mille, mentre altre parti sono successive, soprattutto il campanile la cui costruzione può essere imputata al Sedicesimo secolo.

Ecco parliamo del campanile. E’ ora la parte più appariscente in termini di visibilità, a fronte dello sfacelo dei crolli generati dalla mancanza di conservazione della costruzione, sempre più invasa dalla vegetazione ed esposta all’inclemenza delle intemperie. E’ ancora eretto, incorniciato da un prepotente cappuccio di vegetazione che ne nasconde il vertice e abbracciato da potenti strutture arboree – se fossimo in una foresta pluviale ai tropici potremmo parlare di liane – che non è dato sapere se ostacolano o contribuiscono a tenere in piedi la muratura.

Le immagini potrebbero appartenere ai templi di Angkor, nella zona di Siem Reap in Cambogia, che, immersi nella giungla nella quale rimasero celati per alcuni secoli, in molti casi vedono le radici delle piante intrecciate nelle residue murature, creando un mondo fiabesco, affascinante e indimenticabile per chi vi è stato. In quel caso è molto probabile che le radici abbiano contribuito a impedire il crollo totale.

Si vuole forse trasferire l’esperienza della Cambogia a Brezzo? Si vuole condannare come fu condannato Luigi XVI o si vogliono far decollare azioni atte a salvaguardare il salvabile?

In un piacevole incontro a Colmegna del 4 settembre 2023, nella suggestiva ambientazione dell’albergo Camin, con la proprietà Luz/Talamona, era emersa la volontà di portare avanti interventi di ripulitura del perimetro al fine di creare una zona di rispetto: era evidente che qualunque passo in questa direzione presupponeva di tenere presente la componente costi, quindi anche le strutture pubbliche che avrebbero potuto farsene carico, se non per un ricupero almeno per una conservazione e protezione del rimasto.

Quindi Comune, ma anche Comunità Montana e Protezione Civile: solo una comunione d’intenti può portare a risultati positivi su un patrimonio culturale che sarebbe un delitto lasciar precipitare nella palude Stigia dell’indifferenza, visto che per Dante era d’impedimento all’accesso del vestibolo per l’oltretomba.

Che uno sparuto gruppo di amanti della cultura cerchi di sollevare il problema è lodevole ma non sufficiente. Occorre risvegliare interesse per qualcosa che fa parte della storia della comunità e rappresenterebbe un ulteriore punto di riferimento storico/artistico per Brezzo di Bedero, potrebbe affiancare alla Collegiata di San Vittore del Dodicesimo secolo, a Casa Paolo Baumgartner, alla Frontiera Nord “Linea Cadorna”, i ruderi della chiesetta di San Pietro dell’anno mille e consolidare quell’immagine culturale della quale il Comune è ammantato, quasi a completare un ideale percorso lungo tutte le direttrici del suo territorio.

Dalla fine dell’anno nulla è mutato, eccetto che la proposta di acquistare l’area – minuscola, si tratta di una chiesetta non di una cattedrale – a livello personale al fine di far decollare gli interventi di salvaguardia sempre più urgenti, è stata respinta a detta del sindaco – dalla proprietà che continua ad affermare la sua disponibilità a proteggere la zona che, tuttavia, non vede mai la luce.

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