Tre imbarcazioni colorate da una tonnellata e mezza l’una, realizzate in alluminio e legno, lunghe più di dieci metri, larghe quasi tre e dotate di remi da oltre quattro metri: sono i galeoni del Palio Remiero, arrivati a Luino qualche giorno fa e già pronti per le prime prove degli equipaggi dei rioni cittadini che si sfideranno sulle acque del lago Maggiore il prossimo 30 giugno.
«Sono delle vecchie scialuppe di salvataggio con un’ottantina di anni sulle spalle che sono state riadattate con l’aggiunta dei castelli di prua e di poppa per richiamare la foggia del galeone – spiega l’assessore allo Sport Ivan Martinelli – Vengono dal Gruppo Difesa Tradizioni Piazza-Vila di Pallanza a cui ci eravamo già rivolti nel 1994 e che, tra l’altro, quest’anno organizza il suo cinquantesimo Palio Remiero».
Se la tradizione luinese fosse proseguita nel tempo, oggi si celebrerebbe il trentesimo Palio, ma dopo il 2001 la manifestazione che, oltre ai rioni, aveva, negli anni, coinvolto anche le forze dell’ordine in queste entusiasmanti sfide all’ultimo colpo di remo, non si è più tenuta. Fino ad ora, con il comitato permanente – costituito da Comune, AVAV, Canottieri, Nuova Pro Loco Città di Luino, Confcommercio Ascom e Sub Alto Verbano – che si è impegnato per mesi per arrivare a rimettere “in acqua” questo evento che si punta a rendere una vera e propria tradizione della città.
Domenica 30 giugno, dunque, spazio agli equipaggi dei nove rioni che inizieranno a confrontarsi in batterie eliminatorie a partire dalle 18.00, mentre alle 21.00 i primi tre di ogni batteria disputeranno la finale: «Ci saranno tre cime legate alla riva, in corrispondenza di ciascuna corsia, – spiega Martinelli nel video che abbiamo realizzato – I timonieri dovranno prendere in mano la cima al segnale dell’arbitro e tenerla tesa in modo tale che la barca venga allineata alla partenza. Quando saranno tutte e tre allineate, verrà dato lo start e partirà la regata: gli equipaggi, giunti alla boa al largo, dovranno virare in senso antiorario e tornare verso riva. Alla boa che verrà posizionata sottoriva bisognerà compiere un’ulteriore virata per tagliare il traguardo con la poppa».
«Sappiamo che l’evento è fermo da ventitré anni e c’è una generazione di luinesi che non lo ha mai visto e non lo conosce, – chiosa l’assessore – anche per questo abbiamo consentito la partecipazione di quattro vogatori “esterni” per ogni rione per aiutare il più possibile la partecipazione. Confidiamo che per il futuro, una volta che il Palio Remiero sarà tornato nel cuore dei luinesi, possa radicarsi ancora più in profondità nell’animo della comunità e attivare sempre di più quella socialità che riteniamo importante anche nell’ottica di valorizzare il nostro territorio».
Scade alle 12.00 di oggi, 20 giugno, il termine per iscriversi all’edizione 2023 del Palio, con tutti i dettagli disponibili sulla pagina web del Comune. Il prossimo 28 giugno si terrà l’estrazione delle batterie nella sala consiliare di Palazzo Serbelloni, mentre il 30 giugno, mezz’ora prima dell’inizio delle batterie, saranno estratti i numeri d’acqua.
Di seguito, con le parole dell’ingegner Pierangelo Frigerio, presentiamo altre due contrade: Creva-Moncucco – detentrice dei record di piazzamenti, sempre a un passo dalla vittoria – e Porto Vecchio, che racchiude in sé tutto lo spirito lacuale di Luino e la sua vocazione nautica, il rione più antico di tutti.
“Se Creva trae nome dalla profonda fessura scavata dalla Tresa nel disteso pian’alto fra la cresta delle Brughiere e le pendici di Montegrino, dividendo così l’abitato da quello di Voldomino, in antico assai più popoloso, il connotato naturale è oggi difficilmente avvertibile nella dilatata urbanizzazione venuta in seguito e incrementatasi sino ai nostri giorni.
Passata da poco la metà dell’Ottocento, una stirpe di industriali svizzeri del Canton d’Argovia, gli Hussy, decideva di insediare in riva alla Tresa, laddove sorgevano dei piccoli molini, un cotonificio che sfruttò dapprima l’energia delle acque, poi si volse al vapore e all’elettricità del resto successivamente prodotta in loco da un impianto idroelettrico. Due e giganteschi furono gli stabilimenti Hussy, cui si unì quello degli Steiner. Nel giro di qualche decennio il piccolo nucleo di case, raccolto intorno alla piazzetta, si dilatò in capannoni, alloggi popolari e dormitori per le donne che scendevano dalle valli a trovare un riscatto economico e sociale, duro da raggiungere e pagato intanto con il disumano lavoro di fabbrica; e quanti fanciulli insieme a loro, per dieci-dodici ore al giorno! Qui si sono costruite le fortune di Luino, che senza il suo sobborgo operaio mai sarebbe diventata città, anche se orpelli e luci, negozi e giardini pubblici, si sono moltiplicati solo nel centro.
Più verso Luino si installarono la fornace dei Boffacchi e altre fabbriche intorno; ma anche i pachi delle ville che i vari rami degli Hussy si costruirono, scaglionate a regolari intervalli tra la fabbrica e il centro del borgo. A lato della dolce salita (la “via di Creva” resa famosa da due intense liriche di Vittorio Sereni), poco dopo il 1880 fu costruita la linea ferroviaria tra Luino e Ponte Tresa, inizialmente con sbuffanti locomotive a vapore, poi a trazione elettrica. Fu soppressa durante la guerra, perché avrebbe agevolato gli espatri clandestini, il forte flusso di fuggiaschi che da Luino e Voldomino fu convogliato attraverso Creva e lungo la Tresa. La ferrovia fu poi sostituita da un’agevole strada provinciale. Il centro dei Creva ha assunto una sua fisionomia quando venne costruita la chiesa della Madonna di Lourdes, ‘santuario” luinese consacrato nel 1911 e dal 1926 parrocchia indipendente, i due campanili, ideati dall’arch. Morandi, sono da allora simbolo del sobborgo.
Nel dopoguerra l’espansione urbanistica di Luino ha sfruttato la vasta risorsa di campi rimasti fra ville e fabbriche, un tempo vigneti, come ancora il nome di Ronchetto; poi ha aggredito la collina di Moncucco, lungo la nuova via Cervinia, sino alle soglie delle Brughiere, la lunga cresta boscata già comunale e dal comune venduta a fine ‘800, poiché non più frequentata per la libera raccolta di legna e strame. Il Moncucco, detto “dei giochi” certo perché ospitava uccellande e già ricco di prati e frutteti si è coperto di case, tanto da richiedere una propria scuola, come poco prima l’aveva ottenuta Creva”.
E ora il rione Porto Vecchio.
“È pacifico che se un rione ha il titolo di rappresentare Luino, è quello che si raccoglie attorno al “porto vecchio” e quindi ha diritto a qualche riga in più. Sino al 1850 costituiva l’intera Luino: non contavano le propaggini, come il Carmine, nido dei sobillatori Carmenitt i quali osavano contestare la precedenza all’unica confraternita degna del borgo, quella del Ss. Sacramento; si tace della polverosa piazza “Palét” e delle osterie per i viandanti, la Beccaccia e la Villetta. Luino si raccoglieva sulla destra della Luina, che qualcuno dice gli abbia in tempi remoti trasmesso il nome, tratto dalle forre che il fiumiciattolo attraversa, lüina indicando nella lingua corrente scoscendimenti e frane. Ciò non autorizza nessuno a insinuare che il rione sia “una frana”. Fu nefando segno di cedimento che la si coprisse, la Luina; errore degli antenati che prepararono la prevaricazione dei quartieri “della ferrovia” e tolsero ai vecchi Lumesi il piacere di lavare i panni in un fresco rivolo d’acqua chiara e di sostare sul ponticello, rimasto senza sponde sino al giorno in cui la carrozza dei Crivelli ne era precipitata, mandando a mollo quei magnanimi lombi.
Due le contrade storiche che partendo dal lago si congiungono alla chiesa parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, voluta da san Carlo all’interno dell’abitato, dopo che il medioevo l’aveva confinata nel pieno della campagna: dei Mercanti, la principale di Luino sino ad ieri, dell’Officio (ora Via Manzoni), perché vi sorgeva l’officio di giustizia e vi ebbero sede i podestà prima dei Rusca, poi dei Marliani e dei Crivelli. Tempi tristi se di tanto in tanto si alzava la forca sulla piazza a lago; e la confraternita del Santissimo accompagnava il condannato al patibolo. Ma anche tempi d’oro, poiché Luino s’ingentiliva via via con la chiesa dei Marliani, il bel S. Giuseppe; e le case nobiliari dei Lumi, sei Rossi, degli Stringhelli e poi dei Belloni, Boscetti, Ferrini…
Vero è che del gigantesco palazzo ideato da Felice Soave per i Crivelli si giunse a costruire soltanto le due ali; ma in esse, con qualche profanazione, trovarono poi posto il municipio e la nostra (quando era nostra) Banca Popolare. Dirimpetto si fece anche peggio perché si terrapieno la spiaggia per accogliere i trenini a vapore della Luino-Ponte Tresa. lì mercato si teneva sulla piazza che poi si chiamò del battello, prima che le bancarelle fossero risucchiate verso il nuovo “centro”, una sfilata di palazzacci pretenziosi nemmeno da confrontare con la composta grazia dello spregiato “quartiere giallo”.
Né si vorrà confrontare il nuovo porto con il vecchio e le sue ‘torrette’, dove si acquattava sottovento un personaggio di Piero Chiara, ad annusare gli aromi portati dal vento, il sentore d’una lontana Giuditta… Uno scrittore come lui non poteva che nascere qui, nella casa sopra le Due Scale. Come più in là, nella via che porta il nome Vittorio Sereni. Benvenuti sulle strade i nomi dei due grandi scrittori, dopo il turbine di intestazioni ‘politiche’ per cui la contrada dell’Officio venne dedicata prima all’anticlericale deputato di Luino e Gavirate, Giuseppe Ferrari, e la via vicina al XX Settembre; per poi diventare via Manzoni e XI Febbraio. Resti ormai il Cavallotti della contrada maggiore, poiché il popolo sempre gli fu affezionato. lì risorgimento fu vissuto in queste vie; dal ponte sulla Luina Garibaldi guidò nell’agosto 1848 le camicie rosse alla conquista della Beccaccia; vent’anni dopo, lui vivente, sul luogo della battaglia fu alzato il primo dei tanti monumenti che gli furono dedicati in Italia”.
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