Luino | 9 Giugno 2024

Luino, il pensiero domenicale di don Daniele: «Siete miei amici»

Ieri le ordinazioni di 17 preti che hanno scelto come motto il versetto di Giovanni: «A partire dall’amore di Dio per noi e dall’amicizia tra di noi vogliamo annunciare l’amore e l’amicizia di Cristo»

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(don Daniele Bai) Sabato 8 giugno in Duomo sono stati ordinati sacerdoti 17 diaconi (erano 15 nel 2023 e 22 nel 2022). Un traguardo raggiunto dopo oltre sei anni di formazione teologica nel Seminario di Venegono e vari tirocini pastorali. I novelli preti, tra i 24 e i 37 anni, provengono tutti dalla Diocesi, tranne uno, originario del Nicaragua.

Il 20 giugno, in Curia, riceveranno poi dall’arcivescovo Delpini le rispettive destinazioni e saranno impegnati nella Pastorale giovanile, come tradizione per i nuovi preti, ma affiancati fino a settembre, nel loro primo incarico pastorale, dal sacerdote che li ha preceduti per una sorta di passaggio di consegne ed esperienze.

Al mensile della Diocesi di Milano, Il Segno, hanno raccontato quali sono le loro aspettative per l’imminente lavoro, fra parrocchie sempre più vuote e tante responsabilità da assumere a fronte del calo di preti anche nell’Arcidiocesi ambrosiana. La risposta dei futuri preti è stata univoca: coniugare preghiera e creatività nella nuova missione che li attende, usare la fantasia e proporre esperienze ecclesiali meno rigide che in passato.

«Nella gente resta viva la domanda di senso, sta a noi trovare le strategie giuste – dicono –. Ci sono meno fedeli, ma anche più persone disposte a fare una vera esperienza di fede, se la proposta risulta bella. Quindi possiamo sicuramente essere creativi e liberi di osare». Esprimono però «preoccupazioni sul numero di parrocchie che potranno esserci affidate e il timore di fare il “prete trottola”».

Continuano: «Prima la gente andava in chiesa per dovere; oggi la scarsa partecipazione ci provoca, ci obbliga a impegnarci per trasmettere e far crescere la fede. Non siamo più schiavi di alcune strutture parrocchiali o diocesane che incasellavano l’evangelizzazione, adesso molto è lasciato alla nostra fantasia, al trovare la strategia giusta e metterla al posto giusto».

Un buon punto da cui cominciare ad annunciare il Vangelo è la testimonianza personale, non solo davanti ai credenti: a una persona atea o lontana dalla fede «motiverei la mia decisione di diventare sacerdote con parole molto semplici – racconta uno di loro – È una scelta d’amore. Chi me lo fa fare? Mi sono innamorato del Signore – il tutto della mia vita -, della Chiesa, della gente e alla fine ho risposto a questa chiamata all’amore, in cui vedevo la mia felicità e la mia pienezza. L’amore spinge a fare qualsiasi scelta, succede anche a un ateo».

Questi giovani, tra i 25 e i 37 anni, hanno deciso di mettersi alla sequela di Gesù, scommettendo tutto su quel versetto del Vangelo di Giovanni, “Siete miei amici”, scelto come motto per essere accompagnati verso l’ordinazione e il ministero. «Il Signore Gesù ci comanda di amare come lui ci ha amato. In questi anni di formazione ci siamo incamminati nella via dell’apprendimento dell’amore e tante volte ci siamo scontrati con la fatica della concretezza nel vivere l’amore di Gesù tra di noi. Abbiamo appreso che l’unico fondamento solido delle relazioni umane è che Gesù stesso abbia detto a ognuno di noi: “Sei mio amico”. A partire da questo amore di Dio per noi e da questa amicizia tra di noi, vogliamo annunciare l’amore e l’amicizia di Cristo per la sua Chiesa e per il mondo intero».

Accompagniamo con la nostra preghiera i novelli sacerdoti, le comunità che li accoglieranno e in cui presteranno servizio, e tutta la Chiesa: sia “comunità vocazionale” nell’aiutare ogni credente a rispondere alla chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi.

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