Luino | 31 Maggio 2024

Frana di Creva, le voci dei residenti: «Le gambe tremavano quando ho riaperto la porta di casa»

Lo stato d'animo dei luinesi rientrati nei loro appartamenti sedici mesi dopo la caduta dei massi. «È stata dura, vado ancora dallo psicologo». Danni per la muffa: «Ci tocca pagare»

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«Ci porta buone notizie?», ha chiesto una donna al messo comunale sullo spiazzo che collega le palazzine del complesso residenziale La Cavetta di via Creva a Luino.

«Questa volta sì», ha risposto l’uomo con lo stemma dell’ente pubblico sulla giacca, e tra le mani il documento che ha posto fine ad un’attesa lunga e difficile da gestire per ventiquattro famiglie luinesi, rimaste senza casa a gennaio 2023 dopo la frana che aveva colpito la parete rocciosa situata alle spalle della palazzine.

L’attesa si è interrotta nel pomeriggio di ieri, giovedì 30 maggio, poco dopo le 14, quando il dipendente del Comune ha fatto firmare ai residenti l’atto che ufficializza la revoca dell’ordinanza sindacale emessa sedici mesi fa per dichiarare inagibili gli appartamenti esposti alla caduta massi, e in parte danneggiati.

I residenti, una cinquantina in tutto, si sono scrollati di dosso la triste condizione di sfollati, e togliendo borse e valigie dai bauli e dai sedili delle macchine si sono diretti verso gli appartamenti. Girate le chiavi nelle toppe e abbassate le maniglie, il tempo che si era fermato il 5 gennaio 2023 ha ricominciato a scorrere, insieme all’acqua dei lavandini dopo i controlli svolti dal personale della ditta Idro2000, sul posto insieme all’amministratore di condominio Paolo Della Rossa per verificare il funzionamento delle utenze. Quanto al gas, la cui parte contrattuale è gestita autonomamente dai condomini, chi aveva richiesto lo stop dell’erogazione dovrà ora attendere che il servizio venga riattivato.

Negli appartamenti bisognerà provvedere a smontare gli alberi di Natale, perché le festività a cavallo tra la fine dell’anno in corso e l’inizio di quello nuovo non erano ancora terminate quando i grossi massi della parete rocciosa – che gli anziani camminatori del Cai chiamano “Mina” – hanno iniziato a rotolare giù verso le palazzine colpendo muri e vetri. Ma quello degli addobbi è il minore dei fastidi.

L’attenzione dei condomini si è subito concentrata sulla muffa alle pareti e sulle sedie, sulle piastrelle rovinate dall’umidità, sui balconi e sulle finestre danneggiati dai sassi. «L’assicurazione non risarcisce, fatta eccezione per le parti comuni delle palazzine – spiega una residente – Ci è stato detto che quello che è successo non rientra tra le calamità naturali, e in più la montagna si trova su un terreno privato. Quindi ci toccherà pagare».

E a proposito di soldi, tra i condomini c’è chi negli ultimi sedici mesi ne ha sborsati parecchi: «Io e mia moglie siamo stati costretti a trovare un altro appartamento in affitto per 650 euro al mese», racconta in cortile un uomo, che poi riprende la via delle scale per finire il sopralluogo delle utenze. E a quel punto la consorte, 66 anni, si sofferma sull’aspetto umano della brutta esperienza vissuta: «Stavamo uscendo dal Covid e avevamo da poco comprato i mobili nuovi quando abbiamo dovuto lasciare l’appartamento. E’ stata dura e lo sarà ancora. Ho sentito le gambe tremare dopo aver riaperto la porta d’ingresso. Casa mia sembra un’abitazione abbandonata da tempo. Per affrontare questa storia mi è servito il sostegno di uno psicologo, e per il momento continuo ad averne bisogno».

Qualche metro più avanti, accanto alla serranda del suo garage, un’altra donna riflette sul tempo che è trascorso dalla frana ad oggi: «Sedici mesi sono tanti, ma adesso siamo tornati a casa. Per come funzionano le cose in Italia, e mi vengono in mente le vittime di alluvioni e terremoti, poteva andare decisamente peggio». L’appartamento della signora sembra in perfette condizioni. «Questa notte dormirò qui», dice mentre sale le scale. Arrivata al piano incontra una vicina, che invece sta facendo la conta dei danni: «Settimana prossima inizieremo i lavori. Sentirai rumore».

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