Barcollava per strada, ubriaco, e alla vista dei carabinieri di Gavirate, che stavano per concludere un posto di controllo, aveva alzato il dito medio, attirando la loro attenzione.
«Carabinieri di m…, se vi avvicinate vi ammazzo». Questa è una delle frasi che hanno dato inizio ai guai dell’uomo, un 53enne già noto alle forze dell’ordine, e che quel giorno – era il 12 maggio 2022 – dopo la “performance” in via Giardini a Comerio, era stato portato in caserma. Dove la situazione era poi degenerata. Lo hanno raccontato oggi, martedì 14 maggio, in tribunale a Varese, i carabinieri stessi, sentiti come testimoni nel processo per resistenza a pubblico ufficiale, in cui il 53enne è imputato.
«Lo abbiamo portato in caserma perché per lo stato in cui si trovava poteva essere pericoloso per sé e per gli altri, e aveva bisogno di essere visto dal personale sanitario – ha ricordato un operante – Ma appena arrivati ha perso il controllo e ha iniziato a prendere a pugni e a testate una porta. A quel punto lo abbiamo arrestato».
L’uomo, è emerso sempre dall’udienza di oggi, aveva inoltre cercato di aggredire il comandante della stazione, che era entrato nella stanza dove si trovava il 53enne, attirato dalle sue urla: «Gli ho detto di calmarsi, ma si è avventato contro di me. Ho dovuto bloccarlo a terra». A seguire, il trasporto in ospedale.
Il giorno successivo il 53enne si era ripresentato spontaneamente in caserma. Lo ha sottolineato davanti al giudice un altro dei militari dell’Arma ascoltati: «Voleva chiedere scusa. E per scusarsi voleva anche portarci una pizza».
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