La scuola, per famiglie e giovani studenti, deve essere il luogo in cui formarsi, vivere e istruirsi, costruendo le personalità futuro attraverso uno spirito critico che vada oltre la semplice didattica, ma che possa riuscire anzi a sviluppare competenze e attitudini in grado di poter gestire e comprendere qualsiasi situazione anche fuori dal contesto scolastico.
Proprio in questo senso, oltre che ampliare il bagaglio culturale di ogni ragazza e ragazzo, il corpo docenti, insieme i dirigenti scolastici, organizzano uscite, iniziative esterne e visite di istruzione per permettere ai giovani di compiere esperienze in grado di farli crescere.
Non sempre, però, è possibile realizzare queste semplici opportunità e talvolta i genitori provano a capirne i motivi cercando anche il confronto con i dirigenti scolastici. Nel caso specifico, quello di una scuola dell’alto Varesotto, nonostante alcune mail inviate ad un presidente di una scuola, non è stato possibile trovare un punto di incontro per vedersi e dialogare sulle cause che non hanno permesso ad alcuni studenti di compiere la fatidica “gita”.
Per questa ragione un genitore, senza alcun tipo di spirito polemico, ma con la volontà di essere costruttivo, ha inviato alla nostra redazione una lettera con alcune riflessioni. «Vorrei solo che il diretto interessato possa magari, leggendo, riflettere col cuore e non prendere di petto la questione». Ecco la missiva integrale.
Gentile Dirigente,
mi permetto di scrivere qui alcune cose che ho a cuore.Nonostante il nostro Istituto abbia un corpo insegnanti che non mi sembra manchi di buona volontà e voglia di lavorare bene, ai suoi alunni non vengono date da troppo tempo occasioni di uscite e visite d’istruzione significative.
Ci sono stati problemi oggettivi con i servizi di trasporto, problemi che hanno riguardato un po’ tutte le scuole, è vero. Eppure tanti istituti hanno trovato un modo, un quid per superarli.
Non pretendo un elenco di ragioni tecniche per cui sono saltate; vorrei solo dare poche ragioni del cuore, per cui varrebbe la pena non lasciarle saltare.
Prima ragione – il Dono
Per molte famiglie viaggi e vacanze non sono affatto scontati. Per diversi alunni potrebbero essere un vero e proprio dono.
Diceva Pascal: “La nostra natura consiste nel movimento…”Seconda ragione – la Bellezza
I nostri ragazzi vivono da più o meno anni, il rapporto umano tra compagni e docenti. La gita è un’opportunità di vivere esperienze di bellezza e di vivere l’altro alla luce di questa bellezza condivisa.
Diceva Dostoevskij “…la bellezza salverà il mondo”. Forse la bellezza che la cultura offre non è solo un diritto, ma persino un dovere educativo.Terza ragione – la Fiducia
Sappiamo che i nostri figli sono spesso imprevedibili e complicati, ma nonostante i loro goffi tentativi di rispondere al richiamo della libertà, guardano a noi adulti con fiducia. Perché non provare a dargliene un po’ anche noi? C’è sempre un rischio in ambito educativo, ma senza di esso perdiamo il gusto del vivere; cresceremo ragazzi in sicurezza, ma insicuri.
Diceva Hemingway che il miglior modo per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia.Quarta ragione – Il colore del grano
Ieri ho avuto la bella occasione di accompagnare in un viaggio con la figlia di cari amici. Questa ragazza frequenta le scuole medie di un altro comprensivo. Aveva un sorriso e una luce negli occhi mentre guardando il paesaggio fuori dal finestrino, mi raccontava luoghi scoperti nelle gite con alcuni suoi insegnanti. Quanto bene si può scoprire nei nostri ragazzi ascoltandoli dal sedile di un pullman.E negli scorsi giorni un’amica insegnante della primaria di un’altra regione, ha accompagnato la sua classe in una città, per due giorni. E’ partita col cuore pieno di preoccupazione, ma mi ha scritto della gioia di essere lì con i suoi bambini…
Disse il Piccolo Principe “Ma piangerai!”
Disse la Volpe “E’ certo”
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno” disse la Volpe “il colore del grano”La realtà vissuta come relazione con un altro è tutta un’altra cosa.
Con fiducia nei giorni che verranno,
porgo distinti saluti.Un genitore
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