Quattro anni di presunti soprusi e violenze, il rapporto di coppia che arriva al capolinea, la denuncia della moglie nei confronti del marito che oggi, per quei fatti, è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Varese.
L’uomo, 45 anni, residente nell’alto Varesotto all’epoca dei fatti, è accusato di maltrattamenti in famiglia. Una famiglia che ora non c’è più. La donna si è costituita parte civile nel procedimento con l’intenzione di essere risarcita per le vicende denunciate, che coprono un arco temporale che va dal 2018 all’estate del 2022.
Lui, stando alle accuse, avrebbe cercato in tutti i modi di imporre le proprie regole alla consorte, ricorrendo in più occasioni alla violenza, verbale e fisica, tra minacce di morte e sberle. L’episodio finale risale al mese di giugno di due anni fa: la donna, minacciata con un coltello da cucina, è costretta alla fuga in giardino e poi a casa di un’amica. Porta con sé i figli, minorenni, che dopo la denuncia alle forze dell’ordine verranno condotti insieme al genitore in una casa rifugio. «Ti taglio a pezzi e ti do ai porci, così non rimarranno tracce di te», avrebbe detto l’uomo alla moglie durante una precedente lite.
Tutte circostanze che dovranno essere provate nel corso del processo, ma che già oggi il 45enne – difeso dall’avvocato Corrado Viazzo – respinge fermamente, sostenendo di non aver mai sfiorato la donna, di non averle mai fatto mancare nulla e di essere a sua volta vittima della vicenda, per il fatto di non aver potuto vedere i figli per quasi un anno.
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