«Trovate il vostro ruolo nella società civile, prendetevi cura dei beni che appartengono a tutti». C’è stato un tempo in cui era altamente probabile che un messaggio del genere, veicolato in oratorio dal parroco, in veste di educatore, riuscisse a fare presa su giovani e giovanissimi, trasmettendo loro l’importanza di vivere il paese anche all’esterno di quel luogo ricreativo.
Si trattava di capire come mettere in pratica il proprio coinvolgimento diretto in qualcosa di utile per la collettività. Ed è in quel momento, in quel frangente di vita, di formazione e di crescita personale che Franco Oregioni, classe 1950, ex funzionario regionale e monvallese da sempre, capisce qual è la strada da seguire.
Ricordi che riaffiorano nell’ufficio del sindaco, al primo piano del palazzo comunale, mentre si parla di come tutto ha avuto inizio. «Sono entrato in Comune con i pantaloni corti, esco senza capelli», scherza Oregioni, che dopo 19 anni da sindaco (dal 1995 al 1999 e poi ancora dal 2009 ad oggi per tre mandati consecutivi), preceduti da un decennio come consigliere, ha deciso che non si ricandiderà alle prossime elezioni amministrative.
Per questa ragione, oltre che del passato, dove ha contato molto anche la militanza politica nella Democrazia cristiana («quel modo di fare politica mi è rimasto dentro»), è necessario parlare anche della stretta attualità, del mandato che sta per finire e che è quindi l’ultimo di una lunga esperienza. «Ho sempre considerato questo ruolo come un servizio alla comunità – sottolinea il sindaco – Un servizio che nel mio caso è durato a lungo, e che adesso sta per terminare». Il bilancio qual è? «Non posso darmi medaglie da solo, non è nel mio stile. E’ giusto lasciare le valutazioni ai cittadini, ma mi sento tranquillo perché ho fatto tutto quello che potevo fare per Monvalle».
Vent’anni alla guida del paese. Un tempo sufficiente per rendersi conto di come il paese è cambiato. «C’è stata una trasformazione sociale, è aumentata la distanza tra il cittadino e le istituzioni pubbliche. Una distanza che è diventata anche indifferenza, come emerge dai dati che riguardano la partecipazione al voto, sia politico che amministrativo. Tuttavia abbiamo avuto un’evoluzione dei servizi, che sono migliorati e rispondono meglio alle esigenze dei residenti, anche se per i Comuni piccoli come Monvalle resta il problema della carenza di risorse economiche, che costringe gli amministratori a fare le acrobazie».
Un problema che comunque, negli ultimi cinque anni, non ha impedito al gruppo di Monvalle Bene Comune, lista con cui Oregioni era stato rieletto nel 2019 con il 55% delle preferenze, di progettare e realizzare opere pubbliche: «Nel quinquennio abbiamo speso circa un milione di euro in opere». Cifra significativa per un borgo che non raggiunge i duemila abitanti. Qualche esempio? I progetti sulla sicurezza dei pedoni, con i nuovi marciapiedi sulla Provinciale e il miglioramento del percorso pedonale nella zona a lago. La realizzazione di un chiosco per i servizi della spiaggia comunale, la passerella installata alla Monvallina, al posto del vecchio ponte di legno, gli investimenti su arredi e impianti della biblioteca e quelli sulla videosorveglianza e sulle energie rinnovabili, con l’installazione di pannelli solari sul municipio.
Obiettivi raggiunti per gli amministratori in carica. E qualcuno, tra loro, sta pensando di portare avanti il lavoro. Ma è ancora presto per parlare di una lista in continuità con la squadra del sindaco uscente. «Auspico più che altro una continuità di riferimenti – commenta Oregioni – A livello culturale e in termini di attenzione alle esigenze del paese. E’ fondamentale che ci siano entusiasmo, passione e competenze, indipendentemente dall’età e dall’esperienza di chi prenderà il mio posto».
E Franco Oregioni invece cosa farà dopo aver lasciato per l’ultima volta l’ufficio del sindaco? «Starò con la mia famiglia, e poi ho una avventura personale a cui dedicarmi: il restauro del vecchio mulino di cui sono proprietario. Un progetto molto complesso e che mi impegnerà negli anni a venire».
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