Viggiù | 25 Marzo 2024

A Viggiù la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia

Non soltanto il "Memorial Paolo Borsellino - Un calcio alla mafia", ma anche un percorso di educazione alla legalità empatico per le primarie di Viggiù, Saltrio e Clivio e la secondaria di Saltrio

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In occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia, l’Istituto Comprensivo “M. Longhi” di Viggiù ha organizzato una serie di iniziative, tra cui la partita “Memorial Paolo Borsellino – Un calcio alla mafia“.

Hanno partecipato le scuole primarie di Viggiù, Saltrio e Clivio e la secondaria di Saltrio, che hanno regalato a tutti i partecipanti momenti emozionanti. «È un dovere fare memoria – commenta Filippo Tomasello, vicepreside della scuola -. Inoltre, grazie all’impegno della maestra Carla Staffolani membro della Commissione legalità e all’aiuto dei suoi colleghi, è stata allestita la piazza del Comune di Viggiù, autorizzata dalla dottoressa e sindaca Emanuela Quintiglio. Contro il terrore che ostacola il cammino, il mondo si rialza con il sorriso di un bambino».

Interessante anche l’esperienza della piazza della legalità dei bambini di quinta della scuola primaria di Viggiù. «Le esperienze, unite alle discipline, diventano strumenti preziosi per lo sviluppo di competenze sociali e civiche. La scuola ha il dovere di offrire opportunità di crescita consapevole ai propri ragazzi. I figli di una società liquida hanno bisogno di impronte, di esempi da seguire… hanno bisogno di coraggio di forza e robustezza morale che solo con la discesa in campo, mettendo in atto comportamenti proattivi e prosociali, possono innescare cambiamenti significativi», commenta la maestra Carla Staffolani.

«In questi giorni le docenti della scuola primaria “Butti” hanno saputo coinvolgere gli alunni di quinta in un percorso di educazione alla legalità empatico, che li ha condotti a conoscere e a mettersi nei panni delle donne coraggiose vittime di mafia, che hanno saputo sfidare il loro tempo», continua ancora la docente.

«Io sono Emanuela, io sono Francesca, io sono… – conclude l’insegnante -, maglie bianche evocano la memoria che non avremmo mai voluto raccontare, ma che accogliamo come opportunità per tentare di creare un mondo migliore, rifiutando il lezzo del compromesso e di ogni prepotenza e malvagità a favore della collaborazione. Il senso di comunità parte da qui, dalle piazze, dalle vie e dal vicinato… noi ci crediamo! Abbiamo gettato semi al vento, convinte che nulla andrà perduto: il tempo farà il suo dovere.
Grazie a tutti, ai miei colleghi, ai ragazzi e ai genitori che hanno aiutato gli alunni nella realizzazione del percorso».

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