Sulle presunte infiltrazioni mafiose in Valganna e in Valmarchirolo, cinquanta persone saranno chiamate a testimoniare davanti ai giudici del Tribunale di Varese. Persone a cui si sommano gli imputati, che sono sedici, accusati a vario titolo di estorsione, minacce, lesioni e spaccio.
I fatti risalgono ormai a quasi dieci anni fa e sono legati ad una inchiesta coordinata dalla Dda di Milano e partita da una serie di incendi dolosi in Valmarchirolo. Dalle intercettazioni era poi emerso un quadro molto più ampio, fatto anche di intimidazioni e percosse per debiti non saldati, oltre che pressioni su dipendenti comunali per ottenere pratiche edilizie.
Proprio i dialoghi “catturati” dagli inquirenti, decisivi nel corso dell’inchiesta, avranno un ruolo centrale anche nel processo. Oggi, martedì 12 marzo, i giudici del collegio hanno accolto le richieste delle parti in vista dell’inizio del dibattimento, che prenderà il via in estate. Prima però, ad aprile, verrà assegnato l’incarico ad un perito per la trascrizione di intercettazioni ambientali e telefoniche.
La trafila procedurale che precede l’apertura del dibattimento si è esaurita con il respingimento di una istanza che era stata avanzata dalle difese. L’avvocato Corrado Viazzo aveva chiesto di escludere l’aggravante del metodo mafioso, sostenendo che i fatti contestati non vadano oltre i confini dei comuni fenomeni delinquenziali presenti sul territorio. Ma i giudici hanno stabilito che questo aspetto potrà essere definito soltanto nel corso del processo.
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