Non erano violenze ma azioni finalizzate ad educare. Così l’ex maestra di una scuola dell’infanzia paritaria di Cantello, a processo per dei presunti maltrattamenti sui bambini della struttura dove lavorava tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ha respinto le accuse davanti ai giudici del Tribunale di Varese.
E sempre in aula, seduta accanto al suo difensore, l’avvocato Massimo Tatti, l’imputata – classe 1987 – è entrata nel merito delle contestazioni, spiegando come vanno interpretati i video ottenuti dai carabinieri, durante le indagini, dopo aver posizionato delle telecamere all’interno dell’istituto.
«I miei erano metodi educativi» ha precisato l’imputata, riferendosi in particolare all’abitudine di prendere dal mento i bambini che disubbidivano, obbligandoli a sostenere lo sguardo della persona che li stava rimproverando. Cioè la maestra: «Fargli sostenere lo sguardo dell’insegnante serve per assicurarsi che capiscano il motivo del richiamo», ha affermato la 37enne.
Per l’accusa, però, il contenuto delle stesse riprese – tra rimproveri, tirate d’orecchie e qualche scappellotto – rimanda a dei maltrattamenti diventati l’oggetto di una indagine partita da quanto raccontato da alcuni bambini a mamma e papà. Mentre per altri minori, è emerso dal processo in cui cinque coppie di genitori si sono costituite parte civile con gli avvocati Anna Maria Brusa e Paolo Bossi, l’odierna imputata era la maestra preferita.
Per la Procura di Varese i maltrattamenti sarebbero stati messi in atto anche con l’utilizzo della cosiddetta “sedia del castigo“, che per l’imputata è «un metodo conosciuto in tutto il mondo, utile per eliminare un comportamento problematico». In sostanza il bambino, dopo due richiami non andati a buon fine, viene fatto sedere su una sedia per un numero di minuti che corrisponde alla sua età, e poi ritorna a giocare. Un metodo che ha delle linee guida, ha ricordato la 37enne.
E cose ne pensavano colleghi e superiori dei suoi modi di fare a contatto con i bambini? C’era chi condivideva e chi no, si è appreso in aula dalle parole dell’imputata. Ma ad ogni modo «nessuno si è mai lamentato».
Ora a livello processuale manca solo l’atto conclusivo, quello della discussione, durante la quale le parti presenteranno le rispettive richieste ai giudici. Ma la vicenda ha già avuto degli effetti sulla vita dell’ex insegnante, come ha dichiarato lei stessa nelle battute finali del suo esame in udienza: «Questa situazione mi ha devastata. Ho perso il lavoro che mi piaceva fare e oggi mi occupo di tutt’altro».
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