(a cura di Lucio Perrone) Maruscka Abbate è una dirigente sportiva che milita nella serie A delle “quote rosa”; venerdì abbiamo avuto il piacere di intervistarla circa le sfide del calcio al femminile.
Questa tua mansione da dove nasce? Ti interessa anche il calcio maschile?
Non è una mansione, è una passione, e come tutte le passioni nasce dal cuore e dalla mente, supportata da una buona dose di curiosità e di interesse per la materia. Ho sempre amato il calcio giocato, sin da bambina, e poi seguendo mio figlio sui campi da calcio sino al professionismo, all’interno di questo mio percorso ho conosciuto una persona, un professionista che mi ha insegnato molto questo mondo, facendomi appassionare anche al mercato, le trattative e tutto ciò che ne milita attorno. Il calcio maschile mi piace, mi interessa, ma marginalmente.
Che differenze ci sono tra il calcio femminile e quello maschile ?
In termini di regolamento di gioco non esiste nessuna differenza, maschi e femmine non presentano peculiarità di genere sino all’età dello sviluppo che possono influire sulle prestazioni in un modo o nell’altro . Quello femminile è forse un calcio meno spettacolare, meno veloce, ma altrettanto interessante e di prospettiva, come ne deriva infatti lo sviluppo, il riscontro mediatico e societario negli ultimi anni. La differenza maggiore resta comunque quella inerente agli ingaggi ed agli gli sponsor, che sono ancora molto lontani da quelle dei colleghi maschi, anche se in Europa, e soprattutto nel campionato americano, gli ingaggi, le piattaforme televisive e tutto ciò che ne deriva sono sicuramente ad un livello superiore di quello italiano.
Quanto è difficile il tuo lavoro e quanto è importante la comunicazione intesa a 360 gradi (con giornalisti, calciatori e/o allenatori)?
Il mio più che un lavoro è una vera e propria passione che, con il passare degli anni, lo studio, l’ acquisizione di competenze e la frequentazione dei campi da calcio mi hanno portata ad avvicinarmi sempre di più al mondo del calcio femminile. La comunicazione, come in tutti i lavori a prescindere dal campo interessato, è uno degli aspetti importanti per creare interesse mediatico, scambio di opinioni e ritorno d’immagine. La stampa sicuramente ha un ruolo primario ed a volte decisivo nel far crescere o meno una carriera calcistica, o semplicemente per farla conoscere in modo personale e diretto. Per quanto riguarda i rapporti con allenatori e calciatori in primis sono basati su una sorta di stima reciproca e fiducia, senza ciò il rapporto lavorativo non potrebbe sussistere.
A livello di mercato, conduci solo le trattative o visioni le ragazze insieme a degli osservatori e su quali criteri decidete dove andare a cercare dei possibili talenti ?
Non mi occupo né di trattative dirette, né di procure, collaboro con procuratori che lo fanno, mi occupo più di osservare giovani calciatrici interessanti, provenienti magari da campionati minori, talentuose, che potrebbero servire come innesto a società di Serie A. I criteri con i quali avvengono le osservazioni e le scelte sono ben precisi, le atlete devono avere parametri fisici, tecnici e anche caratteriali che vadano a soddisfare la richiesta sul mercato delle varie squadre calcistiche, e, a seconda del ruolo da ricoprire si esaminano fattori come velocità, fisicità, tempi di gioco, possesso palla, visione di gioco, suola più o meno educata, e a seconda dell’età stipulare un eventuale range di crescita sia tecnica che fisica.
Ti occupi anche dei conti delle società ?
No, assolutamente, i conti non mi sono mai piaciuti, odio la matematica.
Hai mai fatto follie per avere una ragazza in squadra ?
No, le follie non portano mai a buone cose, credo invece nella volontà reciproca di collaborazione, e poi il mondo è pieno di calciatrici… perché fissarsi su qualcuno ? C’è sempre di meglio, basta cercare.
Quanto è difficile dire ad una calciatrice che non fa più parte del vostro progetto?
Non è una questione di difficoltà , ma di sincerità , se una giocatrice per motivi societari,infortunistici o caratteriali non dovesse più rientrare in un preciso progetto, si cercherebbe comunque di trovare un percorso alternativo dove la professionista potrà proseguire il propio percorso.
Che consiglio daresti a una giovane che vuole intraprendere la tua carriera ?
Il consiglio che mi sentirei di dare è quello di non avvicinarsi a questo mestiere con l’aspettativa dei soldi, del successo, ecc.., ma bensì di farlo con passione, dedizione e umiltà… ne deriveranno sicuramente risultati soddisfacenti sotto l’aspetto economico, professionale ed umano. E’ un ambiente prettamente maschile, anche se ci sono svariate professioniste donne eccelse in materia che ricoprono anche ruoli manageriali importanti sia in Italia che all estero… si parte un po’ svantaggiate ma alla lunga competenze e impegno pagano sempre.
Domanda del battitore libero: hai 2 due minuti per dire quello che vuoi…
Ringrazio per avermi dato la possibilità di parlare di un argomento a me caro come il calcio femminile.
Freestyle nomination: nomina una persona che vorresti che noi intervistassimo (a prescindere che questo possa avvenire o meno) e spiega il perché della nomination…
La mia amica e collega Claudia Marrone, si occupa di calcio, è una professionista e una donna, parla di calcio in modo davvero piacevole …un calcio di tutti… per tutti…!
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