Roma | 17 Gennaio 2024

Riforma della prescrizione, ok alla Camera: «Soluzione equilibrata»

Soddisfatto il deputato luinese Pellicini, correlatore della proposta di legge relativa all'istituto che incide sulla durata dei processi. «Tutelati i diritti delle parti»

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La Camera approva una nuova modifica della prescrizione, la quarta in sette anni. Semaforo verde alla proposta di legge, con 173 sì e 79 no. Ora il testo passa al Senato per l’approvazione definitiva.

«Il cuore di questa proposta di legge prevede che il corso della prescrizione rimanga sospeso in seguito alla sentenza di condanna di primo grado per un tempo non superiore a due anni e, in seguito alla sentenza di appello che conferma la condanna di primo grado, per un tempo non superiore a un anno – spiega il deputato luinese Andrea Pellicini, correlatore della proposta di legge – Nel caso in cui la pubblicazione della sentenza d’appello intervenga dopo più di due anni dalla scadenza del termine per il deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado, e nel caso in cui intervenga dopo più di un anno dalla scadenza del termine per il deposito delle motivazioni della sentenza di appello, la prescrizione riprende il suo corso, e il periodo di sospensione è computato ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere».

Il deputato ed ex sindaco sottolinea poi che la misura ha l’obiettivo di evitare processi dai tempi potenzialmente infiniti: «Questa soluzione appare equilibrata e rispettosa dei diritti delle parti e delle necessità organizzative delle Corti d’appello e della Corte di cassazione. A differenza dell’improcedibilità – ha aggiunto Pellicini tornando sugli aspetti tecnici della proposta di legge – il decorso dei due anni, o dell’anno in Cassazione, non determina l’estinzione dell’azione penale, ma il computarsi dei medesimi tempi ai fini della prescrizione. Viene così tutelato il diritto dell’imputato a non subire un processo infinito, ma anche quello della persona offesa a non vedere rottamato il processo».

La riforma preoccupa le opposizioni, in particolare il Partito democratico, che teme caos nei tribunali e possibili risvolti negativi sugli obiettivi del Pnrr, che riguardano il dimezzamento dei tempi processuali e l’abbattimento dell’arretrato, e che sono legati a finanziamenti per 3 miliardi di euro.

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