Italia | 20 Dicembre 2023

Giustizia e informazione, ok al divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare

Passa in Aula l'emendamento firmato dal deputato Costa (Azione) e modificato dalla maggioranza. Candiani e Pellicini: «Stop gogna mediatica». La Fnsi: «Politica allergica alla libertà»

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La Camera dei Deputati dice sì al divieto di pubblicare il testo delle ordinanze di custodia cautelare prima della conclusione delle indagini preliminari. Un provvedimento che si lega alle dinamiche della cronaca giudiziaria, e che dal punto di vista tecnico fa parte delle misure disposte dall’Italia per adeguarsi alla direttiva europea sulla presunzione di innocenza.

Misure inserite nel percorso di approvazione della Legge di delegazione europea, arrivata in Aula ieri – martedì 19 dicembre – per il voto su un emendamento firmato dal deputato di Azione Enrico Costa, e approvato dal Governo dopo una parziale modifica del testo, volta ad evitare possibili fraintendimenti e “interpretazioni”.

L’emendamento è quindi passato con 160 sì e 70 no. Italia Viva e Azione hanno votato insieme alla maggioranza; voto contrario da parte di Movimento cinque stelle, Avs e Pd. Nella versione finale dell’emendamento – accettata da Costa – si parla di divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” del testo dell’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari dispone una misura cautelare – come ad esempio il carcere – nei confronti di un indagato, ripercorrendo nel dettaglio la vicenda giudiziaria.

Sempre a livello procedurale, l’emendamento mira alla modifica dell’articolo 114 del codice di procedura penale “in attuazione dei principi e diritti sanciti dagli articoli 24 e 27 della Costituzione” e “nel rispetto dell’articolo 21 della Costituzione”.

«Non so se sarà la volta buona – commenta il deputato leghista Stefano Candiani, che da relatore ha avanzato la richiesta di riformulazione del testo dell’emendamento firmato da Costa – Ma questo è un tentativo serio e determinato per mettere fine alla barbarie di certi magistrati che mettono innocenti alla gogna mediatica per interesse politico di parte».

Concetto ripreso dal deputato luinese Andrea Pellicini, membro della Commissione giustizia della Camera, che parla di «norma di civiltà, in quanto la pubblicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, che spesso riproduce il contenuto delle intercettazioni e delle relazioni di polizia giudiziaria, espone l’indagato alla gogna mediatica attraverso la divulgazione della sola prospettazione accusatoria. Il diritto di cronaca può essere salvaguardato senza sacrificare il principio costituzionale della presunzione di innocenza».

Non la pensa così la Federazione nazionale stampa italiana, che già prima della votazione, tramite la segretaria generale Alessandra Costante, aveva parlato di un «bavaglio sempre più stretto intorno all’informazione», aggiungendo che l’emendamento  «renderebbe proibitivo il lavoro dei cronisti, ma è esattamente ciò che vuole certa politica allergica alla libertà di stampa. Anzi, alla libertà. Norme di questo tipo servono solo al potere, non certo ai cittadini».

Ora il testo deve essere approvato anche dal Senato, poi spetterà al Governo occuparsi della sua attuazione.

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