(a cura di Lucio Perrone) «Mi chiamo Lucia Antonaci, ho 58 anni e circa sette anni fa ho iniziato ad avere un tremore al labbro inferiore per poi passare alla mano destra. Inizialmente l’allora mio medico di base, Giancarlo Colombo, mi disse che poteva essere la tiroide, ma non ottenendo benefici dalla cura decise di mandarmi da un neurologo.
Così riuscii ad ottenere un appuntamento in tempi rapidi a Cunardo presso la casa di cura “Le Terrazze” dove lo specialista mi consigliò subito una TAC al cervello e un DATSCAN celebrale, perché sospettava un Parkinson, malattia di cui non sapevo nulla, ma che mi fece molta paura tanto che scoppiai a piangere nello studio del medico.
Successivamente, nell’ attesa dell’esito di quest’ esame, iniziammo a cercare di prenotare una nuova visita medica neurologica, ma i tempi erano lunghi, così ci rivolgemmo privatamente ad uno specialista il quale, vedendo il responso degli esami, ci confermò che purtroppo che si trattava di malattia di Parkinson. Quel giorno nel suo studio fu terribile, le lacrime scendevano da sole in abbondanza.
Grazie all’aiuto di mio figlio e con delle ricerche andai subito in cura dal dottor Giulio Riboldazzi, neurologo prematuramente scomparso, il quale mi inserì tra i pazienti cronici della struttura “Fondazione Gaetano e Piera Borghi” di Brebbia e che devo dire mi aiutò tantissimo con la sua umanità, dolcezza e professionalità.»
Il figlio è proprio Lucio Perrone, in arte Giostra, per passione un rapper e un attore del luinese, che qualche tempo fa aveva già dedicato una canzone alla mamma. Fino ad ora ha sempre scritto di persone delle nostre zone, raccontando le loro storie e le loro passioni ma, oggi il protagonista è diverso, è la sua famiglia.
La storia de “La Mamma Park“, pseudonimo di Lucia Antonaci, residente a Luino, ma originaria di Galatina in provincia di Lecce, la mamma Park, è sua madre. La storia inizia con una notizia molto triste, nonostante ciò la nostra protagonista è una persona che non si perde mai d’animo e con l’aiuto di suo figlio ha realizzato il sogno di scrivere e cantare una canzone come lei stessa conferma: «Non ho grandissime doti canore, ma sogno di cantare fin da quando ero una ragazzina e grazie a mio figlio ho realizzato questa canzone»
Il brano è un classico rap, su una strumentale già nota agli addetti ai lavori poiché il brano non è assolutamente a scopo di lucro come spiega Lucia: «Con questa canzone non ho sicuramente l’obiettivo di avere un ritorno economico, ma bensì raccontare la mia situazione in maniera allegra, con meno pesantezza e soprattutto far capire a chi mi guarda che, nonostante le mie difficoltà, anche io ho un cuore e dei sentimenti come tutte le persone di questo mondo per cui vorrei essere considerata una persona normale».
Il brano infatti, è uno storico delle giornate della nostra “atipica rapper” raccontate in maniera spensierata e divertente, ma anche con un grande spirito di lotta nei confronti della malattia come riportato nel verso: «Ma io lo combatto, lo sfido” e l’appello del ritornello: «Portate pazienza se non cammino nel migliore dei modi, la mia muscolatura è po’ rigida e compromessa».
Dopo la registrazione del brano, la simpatica mamma ha deciso di di fare anche le riprese del video e, nonostante le fatiche che ha dovuto affrontare a causa dei limiti fisici causati dalla patologia, si è comunque divertita. Per nulla scoraggiata dalla sfida appena affrontata spera di ripetere l’esperienza con nuove canzoni, magari in compagnia di qualche altro paziente del gruppo “amici Parkinson”, che ha creato assieme ad altri pazienti durante i suoi ricoveri a Brebbia.
Conclude infatti la sua intervista dicendo: «Ho tante amicizie con il mio stesso problema, sono persone che amano cantare e magari in futuro si potrà pensare di fare qualcosa tutti assieme per darci forza.»
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