Porto Ceresio | 17 Ottobre 2023

Tassa di soggiorno a Porto Ceresio: «Problema abusivismo, regolarizzare chi esercita senza permessi»

Il pensiero del presidente dell’associazione BBVarese Alfredo Dal Ferro sul tema: «A cosa servono 20mila euro? Al turismo serve un ente che coordini gli sforzi »

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Dopo Laveno Mombello, anche Porto Ceresio ha scelto di introdurre l’imposta di soggiorno per i turisti che pernottano nel paese sulla sponda varesina del lago di Lugano.

«È stato piuttosto penoso – afferma il presidente dell’associazione BBVarese Alfredo Dal Ferro – partecipare sabato scorso alla riunione a cui erano state invitate sia le associazioni di categoria che tutte le strutture ricettive del territorio. Sono circa 49 le strutture presenti sui portali di prenotazione, ma ero presente solo io, come presidente di BBVarese e in rappresentanza di Federalberghi Varese, e una signora che aiuta la figlia a gestire una casa vacanze locale. Insomma 6 assessori e 2 operatori».

«Come BBVarese-Associazione B&B dei 7 laghi ho però fatto i compiti a casa», prosegue Dal Ferro, nel puntualizzare come, dal Comune, abbiano dichiarato la presenza di 45 strutture in paese «di cui però solo 25 sono iscritte nel portale regionale nel 2023 e ancora meno nel 2022. La discrepanza tra regolari e sconosciuti – afferma – è preoccupante, ma molto simile a quanto succede in altri Comuni».

Una volta accertato che sia la delibera che il regolamento relativi all’imposta di soggiorno erano già stati approvati con atti ufficiali, continua, «ho provato a verificare quanti soldi sarebbero stati raccolti con questa tassa, facendo pagare 1 euro al giorno ai turisti e basando i calcoli sui numeri ufficiali della nostra regione: ebbene – sostiene il presidente di BBVarese – è risultato che nel 2022 a Porto Ceresio sono arrivati 2579 turisti, complessivamente con 7.601 presenze, all’incirca una permanenza media di 3 pernottamenti. Quindi se il regolamento verrà approvato come preannunciato dall’assessore, 1 euro al giorno, il totale potrà essere di ben 7.601 euro. Calcolando che nel 2023 le strutture regolari sono aumentate di 5 unità, forse arriveremo a 10.000 euro».

Un fatto che dimostra una volta di più che «il problema vero è l’abusivismo, che però – chiosa Dal Ferro – talvolta è incolpevole a causa della mancanza di informazioni per chi vuole iniziare a fare questo lavoro. Nel Comune, le strutture attive a settembre 2023 erano intorno a 50 e per questo invitiamo l’amministrazione a posporre l’introduzione della tassa e di cominciare a occuparsi di chi esercita già, pur senza permessi».

«Trovarli è facile e regolarizzarli porterebbe almeno a raddoppiare gli importi raccolti, ma alla fine a cosa servono 20.000 euro? – si chiede – A fare due panchine in più? Quello che serve davvero al turismo è un ente almeno provinciale finanziato, oltre che da una parte dell’imposta di soggiorno, da enti pubblici, enti privati e associazioni di categoria, che coordini gli sforzi finanziari e organizzativi dei Comuni che con l’indotto del turismo sopravvivono».

«Nel turismo attuale i singoli Comuni non hanno più forza sufficiente per creare eventi che abbiano un richiamo transregionale, nazionale o internazionale, ma purtroppo continuano a sprecare soldi, ognuno per piccoli eventi che richiamano solo escursionisti. Impariamo da chi ha già avviato sistemi simili a questo – è l’invito conclusivo di Dal Ferro – la connotazione sportiva del turismo a cui è già stata avviata la nostra provincia non può far altro che spingere in questa bellissima direzione».

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