Luino | 7 Ottobre 2023

Tra danni, incidenti e rischi sanitari la presenza dei cinghiali è ancora un problema per l’alto Varesotto

Il tema è stato affrontato, un anno dopo la prima volta, con una nuova riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutasi ieri mattina a Luino

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Campi e prati devastati a ripetizione con danni da migliaia di euro, incidenti lungo le strade e timori sanitari per via della peste suina africana: a un anno di distanza, il tema della forte presenza dei cinghiali e degli animali selvatici nell’alto Varesotto è tornato al centro di un nuovo incontro del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica ospitato ieri mattina a Luino.

A Palazzo Verbania si sono difatti riuniti, convocati dal Prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, i vertici locali e provinciali delle forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia locale e Polizia provinciale), sindaci e amministratori provenienti dai Comuni afferenti alle due Comunità Montane del Piambello e Valli del Verbano, tecnici della Direzione Agricoltura, della DG Welfare e dei Servizi veterinari di Regione Lombardia, di ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e ATS Insubria, rappresentanti degli agricoltori, dei cacciatori e dei parchi del territorio.

Sono intervenuti, inoltre, l’onorevole Stefano Candiani, il consigliere regionale Emanuele Monti e il responsabile dell’Ufficio Caccia e Pesca del Canton Ticino Tiziano Putelli.

Tre i punti nodali della questione ben circostanziati dal Prefetto Pasquariello per indirizzare il confronto tra i presenti, già menzionati all’inizio. A partire dai danni provocati al settore agricolo, in continua crescita nonostante gli interventi di gestione e controllo, e che, uniti alla percentuale di indennizzo che cala nel corso del tempo, alla frustrazione per i raccolti distrutti e alle difficoltà di ripristinare i terreni, sempre più spesso portano alla dismissione dell’attività da parte dei produttori.

Non meno importante è, poi, il fattore dell’incolumità delle persone, sia per quanto riguarda l’incidentalità stradale – che interessa maggiormente la SS233 e la SS394, secondo quanto riportato dal Dirigente della Polizia Stradale di Varese Marco Bragazzi – sia la presenza sempre più frequente dei selvatici (non solo cinghiali, dunque, ma anche cervi o caprioli) nei centri urbani, non solo nei paesi più piccoli del territorio ma anche in città come la stessa Varese.

Infine, il rischio sanitario determinato dalla PSA: un problema potenzialmente gravissimo per tutti gli allevatori di suini, dato che comporterebbe, in caso di contagio, l’abbattimento di tutti i capi e il divieto di esportazione, generando dunque un danno economico estremamente importante. Se però, fino allo scorso anno, non erano stati registrati casi di peste suina africana in Lombardia, negli ultimi mesi il Pavese ha visto apparire i primi contagi. Con tutte le gravose conseguenze del caso, come l’abbattimento di 40mila capi.

Il Varesotto, in questo momento, può invece dirsi tranquillo da questo punto di vista per via della modesta presenza di allevamenti suinicoli, anche se da parte di ATS Insubria sono in atto da un anno una serie di sopralluoghi per far sì che le varie aziende interessate procedano all’implementazione delle necessarie misure di biosicurezza prescritte in materia di prevenzione.

Tutti e tre questi aspetti, dunque, rendono il controllo del cinghiale una delle sfide più complesse che agricoltori, cacciatori e istituzioni si stanno trovando ad affrontare. Ma anche una priorità che va inserita al più presto nell’agenda di quelle alle quali vanno trovate soluzioni decisive ed efficaci a breve termine perché, come ha sottolineato lo stesso Prefetto, gli attuali livelli di abbattimento attraverso la caccia e l’attività della Polizia provinciale e dei volontari non possono garantire una riduzione sufficiente degli esemplari.

«Con le forze in gioco difficilmente si possono ottenere risultati superiori», ha ammesso Pasquariello, «e quando sento che un agricoltore ha chiuso o sta per chiudere mi chiedo: “Possibile che non riusciamo a evitare questo danno all’economia del territorio?”».

Numerosi gli spunti e le criticità emerse durante l’intensa mattinata all’ex Kursaal che ha dato nuovamente la possibilità a tutte le parti di mettere sul tavolo la propria visione della questione, dalla carenza di organico della Polizia provinciale impegnata negli abbattimenti nei campi o nelle zone più delicate alle ingenti spese che i cacciatori – peraltro in continua diminuzione per raggiunti limiti di età e per una cultura che vede sempre meno di buon occhio la caccia – si trovano a dover affrontare per portare avanti la propria attività venatoria, passando per la scarsità di fondi adibiti al risarcimento dei danni agli agricoltori.

Un punto, quest’ultimo, sul quale gli esponenti di Regione Lombardia hanno dichiarato di essere al lavoro per aumentare la disponibilità di risorse con l’auspicio di migliorare sempre più la sinergia tra enti, istituzioni e realtà coinvolte per affrontare al meglio quello che l’assessore al Welfare Guido Bertolaso (intervenuto brevemente in collegamento web per un saluto) ha definito un «problema fondamentale», garantendo insieme al consigliere Monti «massimo impegno e massima vicinanza» per trovare una strategia efficace con cui farvi fronte guardando a un obiettivo esemplare sul quale finora nessuno sembrerebbe essersi mai esposto così tanto: la completa eradicazione dei cinghiali.

Ma come raggiungere questo ambizioso traguardo? Aumentando la durata del periodo di caccia, ampliando le aree in cui poterla effettuare ed eliminando le limitazioni al numero di capi da prelevare (come già suggeriscono anche gli esponenti dell’ISPRA alle Regioni) equiparando il cinghiale alla selvaggina stanziale, ad esempio, come richiesto dai rappresentanti degli agricoltori. Ma anche, dall’altro lato, cercando di sostenere chi porta sulle spalle un peso ben importante, ovvero i cacciatori, che hanno invocato a gran voce per bocca dei loro rappresentanti un forte aiuto economico.

A recepire tale appello è stato in prima battuta il presidente della Comunità Montana Valli del Verbano Simone Castoldi, che porterà nella prossima assemblea dei sindaci la proposta di creare un fondo con cui andare proprio a sostenere le spese dei cacciatori. Idea condivisa con il sindaco di Marzio Maurizio Frontali, presente anche in qualità di rappresentante della Comunità Montana del Piambello: «Cinquantadue amministrazioni che si uniscono per dare una mano ai cacciatori che ci aiutano a risolvere un grosso problema – ha chiosato Castoldi – sono sicuramente un segnale concreto di supporto».

La necessità di un sostegno ampio e su più fronti è stata infine raccolta anche dall’onorevole leghista Stefano Candiani, che ha tratto le conclusioni della riunione sottolineando l’urgenza di finalizzare «gli abbattimenti all’eradicazione e non alla caccia dell’anno successivo, perché i cinghiali sono un problema che va risolto e che o gestiamo noi in prima persona o, in qualche modo, finiremo per subirlo, anche in termini economici peggiori», ha affermato riferendosi in particolare al rischio determinato dalla PSA.

Soddisfatto per i tanti contributi apportati alla discussione da parte dei presenti, il Prefetto di Varese ha già rinnovato l’appuntamento per il 2024. Tra un anno, quindi, ci si ritroverà di nuovo dietro a un tavolo per affrontare ancora una volta questo argomento: nel frattempo saranno stati raggiunti nuovi risultati?

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