Alto Varesotto | 6 Settembre 2023

Cinghiali nell’alto Varesotto: «Piano da 450 abbattimenti»

Già presi 154 capi nell'ambito della caccia di selezione tra Valdumentina e Veddasca. La situazione del Comprensorio alpino tra danni nei campi, cura dei boschi e la formazione dei giovani

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L’obiettivo è arrivare a 450 abbattimenti su un territorio di circa 6mila ettari, che si estende tra Valdumentina e Veddasca. I numeri sono quelli della caccia al cinghiale, di selezione e a squadre, entro i confini del Comprensorio alpino nord Verbano.

Numeri importanti, che soddisfano Regione Lombardia sul fronte della lotta alla proliferazione degli ungulati nell’alto Varesotto. Da giugno ad oggi, con 42 cacciatori in campo, i capi presi hanno toccato quota 154, su un obiettivo che per la caccia di selezione (cioè in singolo e seguendo target specifici) è fissato a quota 161 capi, da raggiungere entro il 16 settembre.

Dal primo novembre, invece, partirà la caccia a squadre, e il numero di cacciatori del Comprensorio, schierati nei boschi delle valli, salirà a 90. Il piano di abbattimento per questa seconda attività è di 250 capi. L’anno scorso il “bottino” fu di 245 abbattimenti. Un buon risultato, dicono dal Comprensorio, e buone sono anche le prospettive per la stagione in corso, le cui cifre includeranno anche ulteriori catture a carico delle guardie provinciali.

Tenere sotto controllo l’espansione della specie resta comunque un tema delicato e direttamente connesso a due problematiche che hanno a che fare con la sicurezza e con gli interessi economici e produttivi di allevatori ed agricoltori locali, tormentati dall’incubo del cinghiale che invade i terreni e li mette sotto sopra alla ricerca di cibo. «I danni quest’anno sono stati più contenuti rispetto all’anno scorso – racconta Marco Isabella, presidente del Comprensorio alpino – e si sono concentrati soprattutto nelle zone del Pau e della Mina, in territorio luinese, al confine con Dumenza. Per quanto riguarda gli incidenti stradali causati dai selvatici e avvenuti nel tratto tra le piscine di via Lugano a Luino e Fornasette, siamo a quota 6 dall’inizio dell’anno». Incidenti, precisa Isabella, che fortunatamente non hanno causato danni alle persone.

Tra gli elementi degni di nota della stagione di caccia in corso c’è anche il fattore caldo. Un caldo torrido nell’ultimo mese e mezzo, che ha complicato le uscite dei cacciatori. Il cinghiale, già di suo abituato a spostarsi al crepuscolo per la ricerca di cibo, per settimane ha “posticipato” i suoi spostamenti a notte fonda, influenzato dal clima ostile e dalla conseguente presenza di un gran numero di insetti. L’afa, in altri termini, ha rallentato il trend della caccia, che ha poi ripreso ritmo grazie alle recenti piogge, che hanno spinto gli ungulati a tornare alle “vecchie abitudini” in relazione alla ricerca quotidiana di cibo, favorita dalla presenza di erba fresca e dunque più appetibile.

Se il clima influenza la caccia, il rapporto tra l’uomo e l’ambiente montano non è da meno. Lo assicura chi la caccia al cinghiale la vive sul campo, al confine con il Canton Ticino. «Gli alpeggi abbandonati e i boschi trascurati sono l’ideale per il cinghiale, attratto dalla presenza di folta vegetazione e arbusti – racconta un cacciatore della squadra “I Pilastri di Dumenza” – Senza dimenticare che il bosco “puro” diventa un rischio a livello idrogeologico, con foglie e rami a fare da tappo nei torrenti a seguito delle bombe d’acqua».

Manca un’attenzione al bosco che in passato era tutto, e manca anche la possibilità per i cacciatori di intervenire direttamente a supporto degli agricoltori quando i terreni vengono presi di mira dai cinghiali. «Oggi se un agricoltore nota un cinghiale, deve contattare le guardie provinciali, che in totale sono circa una decina e non possono essere ovunque», racconta ancora il cacciatore della Valdumentina. Servirebbero in questo senso delle modifiche normative, anche se chi le ritiene opportune non nasconde che le stesse modifiche potrebbero condurre a nuove criticità, come ad esempio il rischio di confondere il ruolo socialmente utile del cacciatore con il bracconaggio sfrenato.

Tra i temi d’attualità per i cacciatori delle valli luinesi c’è infine anche il ricambio generazionale e, in altre parole, il futuro del Comprensorio alpino, che ad oggi conta 129 soci e ha un’età media molto elevata. Il problema del ricambio generazionale si affronta prima di tutto con la passione: «A breve cominceranno i corsi di abilitazione venatoria per sei diciottenni, figli di cacciatori del nostro Comprensorio», fa sapere il presidente Isabella, che è in carica dallo scorso anno e tiene a ribadire pubblicamente l’importanza del ruolo ricoperto dalla struttura che rappresenta: «La caccia continua ad essere considerata in negativo da una parte dell’opinione pubblica, ma ad oggi è l’unico sistema valido per contenere l’espansione della fauna selvatica».

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