Lombardia | 21 Luglio 2023

Autonomia differenziata, «Grande passo avanti per poter migliorare il nostro Paese»

Oggi il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli ha fatto il punto sul percorso legislativo: «Riforma presente nella Carta, non è incostituzionale»

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«Un Paese più efficiente, con una macchina amministrativa più efficace e un maggior potere di controllo da parte dei cittadini. È questo il risultato a cui ci deve portare il processo di autonomia differenziata. Il percorso legislativo avviato deve essere certamente graduale e le decisioni ben ponderate, ma tutti dobbiamo essere consapevoli che la strada tracciata è ormai irreversibile; l’autonomia differenziata è infatti l’unica strada per rimettere al centro i territori, far crescere le comunità e aumentare la loro competitività e capacità di coesione sociale, in particolare in ambiti come i trasporti, l’istruzione, il lavoro, la sanità e i rapporti internazionali».

Lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani intervenendo questa mattina a Palazzo Pirelli alla “Commissione aperta” alla presenza del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli che è intervenuto in Aula consiliare per fare il punto sullo stato di avanzamento del percorso legislativo sull’autonomia differenziata.

«Serve coraggio e determinazione nell’avviare a livello nazionale un sistema di governance diverso da quello attuale, che certamente non ha contribuito a ridurre le diseguaglianze fra i territori del Paese, ma anzi, purtroppo, le ha progressivamente esacerbate – ha aggiunto Romani – In questo scenario ecco allora che credo serva un nuovo grande patto per l’Italia: innovazione, formazione, infrastrutture fisiche e tecnologiche, digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, sostenibilità ambientale, competitività delle imprese, merito e coesione sociale. Questi grandi temi sono il “terreno comune” su cui siamo chiamati a lavorare, a condizione che ci sia consapevolezza della necessità di riforme strutturali. Le riforme delle istituzioni sono la cosa più importante che si può lasciare in eredità per il futuro, e come più volte ha sottolineato anche in questi ultimi giorni la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, presidenzialismo e autonomia sono e restano tra le riforme prioritarie del programma di Governo».

«Credo che per la prima volta si possa mettere anche il Sud nelle condizioni di andare a una velocità diversa rispetto a quella avuta fin qua – ha esordito il ministro Roberto Calderoli – Ricordo che l’80% dei fondi nazionali sono stati assegnati al sud e il 20% al centro nord, di quelli europei il 70% al centro sud e il 30% al centro nord. A questi si aggiungono altri 4,6 miliardi stanziati nel 2021 per interventi infrastrutturali, che non sono mai stati utilizzati perché le Regioni non hanno mai trovato l’accordo su come ripartirseli. Considerando che lo stanziamento del settennato 2021-2027 prevede altri 140 miliardi, arriviamo a 223 miliardi a cui si aggiungono i fondi del PNRR. Se parametriamo queste risorse al Pil del mezzogiorno che è pari a circa il 52% appare chiaro che qualunque tipo di intervento non può che migliorare la realtà del Mezzogiorno: più cresce il Sud e tanto meno ci sarà bisogno di perequazione».

Sulla presunta incostituzionalità del disegno di legge sull’Autonomia differenziata, Calderoli ha risposto in modo netto: «Non credo che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe mai autorizzato la presentazione di un disegno di legge alle Camere che fosse incostituzionale. La riforma dell’autonomia non è incostituzionale, è presente nella Carta. Quelli che criticano la riforma dimostrano di non aver letto né la Carta né la nostra proposta».

«Ringrazio il ministro Calderoli che ha espresso in maniera chiara e precisa cosa rappresenti realmente l’autonomia che oggi, invece, viene dipinta in maniera così diversa e contraddittoria», ha poi dichiarato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

«Il ministro – ha spiegato il governatore – ha illustrato in maniera chiara quello che sarà il percorso attraverso il quale si potrà arrivare all’applicazione di questa norma costituzionale. Questa possibilità di ottenere alcune forme di autonomia per le Regioni che lo richiedono è qualcosa di previsto dalla carta costituzionale. Quindi, chi dice che non si deve applicare, non solo “ciurla un po’ nel manico”, ma conferma anche di non voler applicare il contenuto della Costituzione».

Il governatore ha anche espresso apprezzamento per il lavoro fatto dal ministro Calderoli per rendere ancora «più trasparente e democratica» la procedura per arrivare all’applicazione di questa norma. Norma che, ha ricordato Fontana, i Governi Gentiloni e Conte avevano sottoscritto «senza che nessuno avesse pensato di impugnare l’accordo raggiunto fra Governo e Regioni in base al quale si doveva applicare in maniera rigorosa il dettato costituzionale per poi proporlo al Parlamento».

«Calderoli – ha proseguito Fontana – ha introdotto una maggior democrazia alla procedura. Accusarlo è qualcosa che è contrario alla logica e alla realtà dei fatti. Non parliamo di opinioni, ma di documenti a disposizione di tutti e sottoscritti dalle persone che ho citato». E poi l’affondo: «Non so se sia così utile proseguire in un’organizzazione statuale che continua a creare differenze e disparità di trattamento all’interno del nostro Paese».

«Se oggi si parla in maniera concreta di livelli essenziali di prestazioni (lep) e di diritti che devono essere estesi a tutti i cittadini – ha continuato il governatore – lo dobbiamo alla richiesta di modifica costituzionale. Nei primi 50 anni della Repubblica, infatti, non si era mai fatto riferimento alla determinazione dei “lep” e al fatto che tutti i territori dovessero aver riconosciuti questi diritti e non se ne è più parlato neanche dopo l’approvazione della legge che li aveva previsti. Oggi, finalmente, si è messo all’ordine del giorno un argomento che per più di 70 anni della nostra Repubblica non era mai stato affrontato».

Il presidente ha quindi ribadito che «la Lombardia è la regione che costa di meno in assoluto al cittadino: 3.500 euro a fronte degli oltre 4.000 di media italiana. Questo grazie anche all’applicazione del “principio di sussidiarietà” alla base del modello Lombardia che si traduce anche in capacità di spendere meno». E non solo, la Lombardia, da sola, finanzia al 53% il fondo perequativo in campo sanitario «pur essendo al di sotto della media nazionale a livello di trasferimenti».

«Questa riforma – ha concluso Fontana – porta avanti aspetti positivi: la sussidiarietà anzitutto con la collaborazione fra pubblico e privato e quello della responsabilità. Chi amministrerà dovrà rendere conto delle proprie capacità e incapacità. È chiaro che c’è chi preferisce chi si continui con “mamma Roma” dalla quale si portano a casa i soldi e alla quale si possono trasferire le responsabilità di inefficienza. Applicare quella parte di Costituzione che prevede l’autonomia differenziata è un grande passo avanti per poter migliorare il nostro Paese».

«Quello di oggi è stato un passaggio politicamente e istituzionalmente importante, oltre che dal grande valore simbolico. Il Consiglio regionale della Lombardia è stata una delle “officine” in cui è stato costruito questo percorso verso l’autonomia differenziata delle Regioni» ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, con delega all’Autonomia e ai rapporti con il Consiglio regionale, Mauro Piazza.

In Lombardia, ha ricordato Piazza, «è stato celebrato, nel 2017, un referendum dove tre milioni di cittadini si sono espressi in maniera inequivocabile per l’autonomia. Qui – ha sottolineato – siamo stati capaci di lavorare sulla riforma con un confronto pragmatico fra le forze politiche e le realtà sociali».

Un dialogo che negli ultimi mesi, ha osservato l’esponente della Giunta Fontana, «purtroppo è stato “sporcato” da un approccio troppo ideologico da parte di alcuni partiti. Credo si debba tornare ad affrontare la questione in materia seria, perché sono i portatori di interesse, i cittadini e le imprese a chiedercelo. Dal territorio arriva forte la richiesta di andare verso l’autonomia e il regionalismo differenziato per poter leggere e dare risposte ai bisogni da più vicino».

«Le parole del Ministro non hanno convinto il nostro gruppo, così come non convincono gli italiani che amano questo Paese, la sua unità nazionale e lo spirito di collaborazione che ha nel proprio dna. Il Movimento Cinque Stelle ha sostenuto la richiesta di maggior autonomia da parte dei lombardi, ma questo Disegno di Legge rischia di essere un altro “Porcellum”, di frantumare l’Italia e soprattutto di creare cittadini serie A e di serie B», ha affermato la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Paola Pizzighini.

«È sconcertante – ha proseguito – che dopo trent’anni a sbandierare qua e là il concetto di autonomia, il centrodestra sia riuscito a presentare un testo con così tante criticità. Svilendo il tutto al solito spot elettorale. Nel disegno di legge la definizione dei Lep (i Livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti in modo omogeneo a tutti i cittadini) viene affidata a decreti governativi senza un vero coinvolgimento del Parlamento».

«Ci chiediamo come questa legge intenda garantire uguali diritti a tutti i cittadini in settori essenziali quali sanità, istruzione, trasporti ed energia? Non vengono indicate in modo chiaro le risorse attraverso le quali il Governo garantirà i servizi essenziali che, al momento, sono solo vagamente delineati? Mancano garanzie sul reale funzionamento del fondo perequativo, previsto dalla Costituzione come elemento indispensabile di redistribuzione delle risorse. Infine, – conclude – il disegno di legge è in netto contrasto con gli obiettivi del PNRR, obiettivi sui quali peraltro il Governo è giù in clamorosa difficoltà».

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