Era accusata di peculato per aver trattenuto quasi 100mila euro destinati allo Stato e riguardanti la gestione di una ottantina circa di slot machine collegate in rete. Ma la donna, classe 1979 e di origine statunitense, è stata assolta dal tribunale di Varese perché il fatto non costituisce reato.
La vicenda era legata a una norma inserita nella Legge di Stabilità del 2015: un prelievo forzoso a carico dei soggetti attivi nel settore delle slot – concessionari, gestori di macchinette ed esercenti – per un totale di 500 milioni di euro.
Per l’accusa, che aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione, la donna – difesa dall’avvocato Valeria Conconi e all’epoca dipendente di una società che gestiva macchinette – non avrebbe corrisposto al proprio gestore di riferimento, parte civile nel processo, i soldi riguardanti la nuova norma, e più in generale tutti i soldi contenuti nelle slot di sua competenza – che il concessionario avrebbe poi dovuto ridistribuire – impossessandosi così di denaro pubblico.
Sempre per la Procura, l’imputata era consapevole del prelievo forzoso, perché partecipava attivamente alla vita della società per cui lavorava, e occupandosi di prelevare il denaro delle giocate nei locali sotto contratto con la società – distribuiti tra Laveno, Leggiuno, Cocquio e Gemonio – sapeva anche che quei soldi appartenevano allo Stato.
Accuse ingiuste per la difesa: le quote d’incasso destinate al prelievo legato alla Finanziaria 2015, per un totale di 98mila euro, andavano divise tra tutti i soggetti coinvolti nella filiera, e non attribuite al solo gestore. Lo ha sostenuto nella sua arringa l’avvocato Conconi, esprimendo inoltre dei dubbi sulla quantificazione esatta delle quote di quel prelievo, affermando che non sono state raccolte le prove dell’avvenuto incasso nei locali delle quote legate alla Finanziaria, e ricordando le difficoltà riscontrate dalla sua assistita nel trattare il tema del prelievo con i proprietari dei singoli bar, contrari a quella improvvisa imposizione, accolta come un’ingiustizia, e pronti a cambiare gestore pur di non pagare.
Difficoltà ma anche grossi rischi, in questa vicenda, per la donna finita a processo e poi assolta. Ne ha parlato in aula, prima della chiusura del dibattimento, un’amica della 44enne, raccontando del giorno in cui le due si erano trovate coinvolte in una discussione in un bar di Leggiuno, finita con dei colpi di pistola esplosi contro il proprietario del locale.
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