Totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti, e ora non in grado di stare in giudizio, cioè di comprendere le dinamiche del processo a suo carico.
Questo il verdetto del perito che ha esaminato le condizioni del trentunenne extracomunitario accusato di tentato omicidio per i fatti avvenuti a Lavena Ponte Tresa il 19 agosto del 2021.
Quel giorno due agenti della Polizia di frontiera di Luino furono aggrediti con un coltello dall’immigrato, dopo averlo fermato lungo la strada provinciale 61 per un normale controllo. Uno dei due poliziotti, per difendere il collega, sparò all’indirizzo dell’uomo, colpendolo all’addome e ferendolo in modo non grave.
Ma la perizia firmata dal dottor Angelo Demori depositata oggi davanti ai giudici del Tribunale di Varese, parla chiaro: l’immigrato, difeso nel procedimento dall’avvocato Fulvio Dagnoni, non era consapevole di quello che stava facendo quel giorno d’estate di due anni fa. E oggi è ancora socialmente pericoloso.
Le sue condizioni attuali hanno richiesto il trasferimento dal carcere di Belluno, dove era detenuto, in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, dove è presente una struttura psichiatrica in grado di gestire la sua situazione in modo ottimale.
Lì probabilmente resterà alla conclusione del processo, qualora i giudici dovessero proscioglierlo per totale vizio di mente. La decisione del collegio arriverà in estate.
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