Negli scorsi giorni, in occasione della presentazione del progetto “#Varese2050” a Palazzo Verbania, portato avanti da Confindustria, con l’obiettivo di rilanciare il territorio, è stata anche occasione di riflettere e di pensare al futuro, soprattutto in relazione ai frontalieri.
Da anni, ormai, la politica a più livelli, non solo tra gli amministratori locali ma anche a livello regionale, ha avviato un confronto per trovare una soluzione al problema legato agli stipendi dei frontalieri, più competitivi in Canton Ticino rispetto all’Italia, e alla possibilità di introdurre agevolazioni fiscali alle aziende, utili ad aumentare le retribuzioni nell’alto Varesotto evitando così che, dopo la formazione, i lavoratori italiani abbandonino le aziende italiane.
Tante, infatti, in questi anni, le società che hanno chiuso i battenti, ovviamente non solo per cause attribuibili a questioni fiscali, ma anche per scelte imprenditoriali dettate da altri aspetti, che hanno causato una vera e propria desertificazione, dalla quale è nata l’idea tanto nota di costituire una Zona economica speciale, che potrebbe aiutare e sostenere le aziende dell’alto Varesotto. Finora invano.
«Da anni il lavoro di Confindustria è quello di sostenere quotidianamente le imprese della provincia di Varese – commenta il presidente Roberto Grassi -, con un approccio solidaristico. Fare impresa socialmente significa vuol dire mettersi in gioco e dare il know how ai giovani, durante la formazione, a prescindere poi da cosa decideranno di fare. Il nostro obiettivo è quello di creare ambienti di lavoro attrattivi, questa è la strada giusta».
«Quello delle Zone economiche speciali è da sempre un tema caldo della nostra azione – prosegue ancora il presidente Confindustria -. Sarebbe opportuno, però, riuscire a mettersi insieme, fare rete e gestire più territori, non basta Varese, ma coinvolgere anche Como, Sondrio e altre zone oltre la Lombardia. Questa possibilità potrebbe avere un maggior impatto a livello nazionale e dare più voce alle nostre richieste per riuscire a portare a casa qualcosa di più concreto».
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