Un tessuto produttivo con specializzazioni manufatturiere simili e un cuneo fiscale con un rapporto, da una parte e dell’altra del confine, di 1 a 2, con un costo maggiore per un’impresa italiana rispetto a una svizzera (187 euro contro 129,4, secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Varese).
Ecco perché per le imprese italiane diventa alquanto complicato vincere un “derby” che si svolge su un medesimo campo di gioco, ma con regole completamente diverse e svantaggiose per il made in Italy. A tutto questo si aggiungono il frontalierato, la carenza di competenze, i gap infrastrutturali, la necessità di maggiore connettività, la possibilità di accesso alle risorse europee per le aree in difficoltà.
Tutti temi trattati nel corso della terza tappa del roadshow #Varese2050 tenutasi questo pomeriggio a Palazzo Verbania, a Luino, per la presentazione al territorio del Piano Strategico di Confindustria Varese per il riposizionamento competitivo del Varesotto.
A introdurre la conferenza è stato il sindaco di Luino Enrico Bianchi, davanti a numerosi imprenditori, amministratori e stakeholder della zona: «L’auspicio è che si tratti del primo di tanti incontri con Confindustria in questo splendido luogo (Palazzo Verbania, ndr), che ci permette di ascoltare il loro contributo verso il territorio e Luino. Su temi affrontati oggi (ieri, ndr), come lavoro e rilancio, siamo molto attenti, anche se non è strettamente di competenza amministrativa ma ci permette di avere una visione generale su quello che verrà per le giovani generazioni. Luino è inserito nel progetto “Città dei Laghi”, che ci permette di far rete e pensare più in grande».
«Quella di Varese è una provincia policentrica, con bisogni, infrastrutture e strategie diverse, e particolarmente estesa – ha affermato da parte sua il presidente di Confindustria Varese Roberto Grassi – Ogni area ha bisogni infrastrutturali diversi e necessita di strategie differenti e anche gli approcci di vita associativa sono diversi. Occorre senza dubbio valorizzare l’asse strategico con la LIUC di Castellanza, ma soprattutto lavorare sul territorio trovando nuove formule per una presenza qui. L’incontro – ha chiosato – è solo il primo di una lunga serie».
Cinque le linee guida in grado di concretizzare il piano presentato:
– creare la fabbrica del sapere e del saper fare, progetto MILL – Manufacturing Innovation Learning Logistic, che vedrà Confindustria Varese costruire una nuova sede, cabina di regia, per coordinare le attività delle ITS;
– incentivare i cluster industriali inserendoli all’interno delle politiche dei territori;
– investire nelle start up;
– migliorare l’aspetto logistico con Malpensa al centro della strategia;
– la Welness Destination, per utilizzare quanto di bello c’è sul territorio per renderlo in grado di essere il driver dello sviluppo del territorio, come ad esempio lo sport, vero e proprio traino ed eccellenza della provincia.
Durante la lunga ed interessante presentazione del Piano Strategico #Varese2050, quello che è emerso, di preoccupante, tra i tanti dati e numeri esposti dalla docente e ricercatrice strategique Federica Belfanti, è il livello di disoccupazione giovanile per la quale Varese risulta tra le peggiori provincie a livello regionale: la partecipazione al lavoro, infatti, risulta bassa e in declino.
«Sappiamo – ha commentato Grassi – quanto sia complicato trattenere e fidelizzare le persone di fronte alla forza attrattiva della Svizzera. Le imprese socialmente responsabili, però, sono quelle che si mettono in gioco per sviluppare know-how e dare chances ai giovani, qualunque sia la posta in gioco. Per questo da mesi stiamo lavorando, con un gruppo di aziende, all’apertura nel luinese di un corso post-diploma IFTS (dunque di un anno) di specializzazione in robotica e automazione. Ciò per venire incontro alle esigenze emerse dalle imprese del nord della provincia che hanno sempre più difficoltà a trovare risorse umane in grado di aiutarle ad affrontare le transizioni tecnologiche in atto, oltre che processi di crescita».
Tra i 12 e i 15 i ragazzi e le ragazze che saranno da subito assunti nelle imprese e poi formati grazie all’iniziativa portata avanti da Confindustria Varese insieme alla Fondazione ITS Incom. Un progetto formativo che vede già il coinvolgimento di diverse aziende dell’area, e, tra i motori principali proprio la Spm di Brissago che opera nel settore delle lavorazioni meccaniche, plastiche e tipografiche e per mercati che vanno dall’automotive a quello degli sport invernali: «È Giovanni Berutti– ha precisato il presidente di Confindustria – a essersi speso in prima persona a vantaggio di un progetto di cui potrà beneficiare un intero territorio e intorno al quale si è creata un’operazione di sistema».
A portarla avanti, infatti, oltre a Confindustria Varese con la propria Area Formazione e alla Fondazione ITS Incom, guidata dal presidente e professor Benedetto Di Rienzo, ci sono una decina di imprese (per lo più industriali ma non solo), l’amministrazione comunale di Luino, enti pubblici e il sistema scolastico.
La parola d’ordine è “fare rete” per andare oltre il proprio perimetro a beneficio di un’area che da tempo soffre di una strutturale carenza di personale e manodopera a causa della forza attrattiva del vicino mercato del lavoro svizzero che impone sulle imprese varesine una pressione competitiva in termini di leva fiscale, salariale e di semplificazione legislativa sempre più forte, che ha creato nel tempo una zona di faglia.
L’approccio di Confindustria Varese nell’avvio del nuovo corso IFTS è quello solidaristico e richiama la responsabilità anche diretta delle imprese di investire nella formazione delle risorse umane, oltre che il fare rete: «Soggetti istituzionali pubblici e mondo privato delle imprese e della sua rappresentanza si mettono insieme per il bene comune. Anche come Confindustria Varese – ha proseguito Grassi – abbiamo deciso di farci promotori di un progetto aperto anche alle imprese non associate e ad altre associazioni datoriali. Su questi temi pensiamo che non ci debbano essere medaglie da attribuirsi, ma solo un lavoro da portare avanti insieme, a vantaggio dell’interesse generale».
Ma non è solo di formazione che si parla. Per il nord della provincia, il Piano Strategico #Varese2050 prevede infatti di continuare l’azione di rappresentanza su due fronti: la richiesta alle istituzioni di misure di fiscalità premiale per le aree di confine e sul cuneo fiscale e di misure europee per valutare l’accesso alle risorse comunitarie per le “zone C non predefinite”, ossia le aree regionali e sub-regionali, nelle quali ormai si può considerare di far rientrare l’alto Varesotto, titolate a particolari deroghe nella disciplina relativa agli aiuti di Stato.
«Solo in parte – ha aggiunto Grassi – la pressione competitiva salariale verrà alleggerita dagli effetti della rivisitazione dell’accordo Italia-Svizzera sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri in corso di ratifica al Parlamento italiano. Dovremo monitorare bene le conseguenze dell’accordo, ma ciò non può bastare».
I gap competitivi, però, non sono solo fiscali. E difatti le altre due priorità, per Confindustria Varese, sono il miglioramento dei collegamenti infrastrutturali (viabilistici e ferroviari) e di connessione di rete per rendere più interconnesso e raggiungibile l’alto Varesotto e lo sviluppo di una vera e propria area di propulsione economica a Malpensa che faccia da traino insubrico a tutti gli effetti: «L’obiettivo – chiosa Grassi – è fare sistema nel territorio sul primo elemento di competitività: le persone».
ALCUNI NUMERI
I frontalieri italiani in Canton Ticino negli ultimi anni sono costantemente aumentati:
– Al quarto trimestre 2022 erano: 77.517
– Nel 2021: 73.100
– Nel 2013: 59.000
– Nel 2008: 44.200
– Nel 2002: 31.800
In quali settori lavorano i frontalieri in Canton Ticino (dati quarto trimestre 2022):
– 21,4% industria manifatturiera
– 15,6% commercio
– 12,0% attività professionali, scientifiche, tecniche
– 10,6% costruzioni
La provenienza per provincia dei frontalieri italiani in Canton Ticino (dati 2015):
– 42,1% Varese
– 40,6% Como
– 8,7% Verbano Cusio Ossola
Oneri fiscali e previdenziali sul costo del lavoro:
– Svizzera: 22,8%
– Italia: 46,5%
La fotografia dell’export varesino e lombardo in Svizzera (dati 2022):
– 563,3 milioni di euro l’export varesino in Svizzera
– 4,6% la percentuale dell’export della provincia di Varese con destinazione Svizzera
– Sesta la posizione della Svizzera nella classifica delle destinazioni dell’export varesino
– La Lombardia registra saldi commerciali positivi con la Svizzera nei seguenti settori: abbigliamento, gomma e materie plastiche, meccanica strumentale, elettronica
– La Lombardia registra saldi commerciali negativi con la Svizzera nei seguenti settori: farmaceutica e metallurgia
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