Cinque giovani studenti e un professore che hanno sacrificato la propria vita per opporsi al regime nazista di Hitler, senza azioni violente, ma con la semplice forza del pensiero e della cultura: questo era, in poche parole, il gruppo di resistenza della Rosa Bianca, nato a Monaco di Baviera nel 1942, protagonista di una mostra allestita in questi giorni nella biblioteca del Liceo “Vittorio Sereni” di Luino.
A curare l’esposizione, che viene messa a disposizione di scuole e università dalla Fondazione Weiße Rose (“rosa bianca” in tedesco), sono stati alcuni studenti del linguistico che hanno potuto, via via, approfondire le vicende attraverso i vari testi e la visione del film “La Rosa Bianca – Sophie Scholl” del 2005 (anche in lingua originale).
Un percorso che, dopo alcune perplessità iniziali per via dell’argomento poco noto, come hanno ammesso alcuni di loro, ha coinvolto sempre di più gli alunni che hanno partecipato al progetto mettendosi in gioco in prima persona e trovando anche modalità nuove – come QRcode attraverso i quali scoprire dettagli in più e persino testarsi con un breve quiz alla fine del percorso espositivo – per spronare i propri compagni a conoscere l’importanza che un pur piccolissimo gruppo di persone ha saputo rivestire in quell’epoca e il significato che riveste ancora oggi.
«È un progetto che parla di ragazzi che avevano all’incirca la nostra età e che, al contrario di tanti adolescenti, hanno deciso di difendere dei diritti che in quel periodo era difficile difendere a causa del regime di Hitler – raccontano alcune studentesse – La loro storia ci ha fatto riflettere molto: questi ragazzi hanno sempre avuto le loro idee e sono andati avanti con queste idee fino alla fine. E questo deve farci pensare e anche farci crescere».
Erano opuscoli ispirati alla filosofia e alla religione quelli con cui i giovani della Rosa Bianca si ribellavano alla dittatura nazista e invitavano i cittadini tedeschi a fare altrettanto, senza però riscontrare troppo successo nell’immediato.
Opuscoli in cui emergevano già ideali perfettamente attuali come quelli di un’Europa unita, di una comunità in cui vi siano libertà di fede e di parola e nella quale ogni cittadino venga difeso «dall’arbitrio degli Stati fondati sulla violenza». Tutte idee che, dopo l’arresto da parte della Gestapo, torture e una serie di processi farsa, hanno portato alla morte per decapitazione di una quindicina di membri – atto che ha molto impressionato i liceali luinesi per la crudeltà del gesto – e all’incarcerazione di un’altra quarantina.
Saranno quindi gli studenti stessi, come hanno fatto in occasione dell’inaugurazione della mostra avvenuta ieri, venerdì 28 aprile, alla presenza di alcuni docenti e della vicesindaca di Luino Antonella Sonnessa, a dar voce al gruppo della Rosa Bianca e a raccontare questa storia – tra parole e spezzoni di film – ai compagni delle altre classi. Una sfida che si rivela complessa, spiegano, per via della diversità di approccio che andrà tenuto con i ragazzi più piccoli, che non hanno ancora affrontato in maniera approfondita questa epoca storica, e con quelli più grandi che invece lo hanno già fatto. Complessa, certo, ma accolta in pieno da ognuno di loro.
La mostra è rivolta a tutti gli studenti del “Sereni”, ma se qualcuno fosse interessato all’argomento e desidera visitarla, può rivolgersi direttamente al Liceo e chiedere informazioni in merito.
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