Bisogna creare le condizioni perché l’attività imprenditoriale riparta e tenga il confronto con quella dei vicini svizzeri. Per fare questo la ricetta proposta da una mozione rivolta al Comune di Luino, ma non solo, punta ad una defiscalizzazione alle imprese ed allo stipendio dei dipendenti, uniti ad un recupero intelligente delle aree industriali abbandonate con un occhio alle nuove tecnologie, alle energie rinnovabili.
A sostenerlo è Furio Artoni, consigliere di minoranza di “Azione Civica per Luino e Frazioni”, che crede sia necessario partire da un Comune di provincia relativamente piccolo per lanciare un messaggio: prima che le istituzioni centrali, ragiona l’avvocato luinese, sul territorio sono presenti i Comuni che devono farsi interpreti presso le sedi centrali del “potere” di richieste di Leggi a favore di uno sviluppo economico di un territorio diverso da ogni altro.
«Si tratta di una mozione che è un po’ la prosecuzione di quanto già fatto nell’incontro che si è svolto a Luino lo scorso ottobre, assieme ad alcuni imprenditori e politici del territorio – precisa Furio Artoni -. La disparità salariale tra le due aree della frontiera fa perdere concorrenza su molti fronti ad aziende, commercianti ma anche ad industria del territorio che ormai è quasi sparita del tutto, con capannoni tristemente vuoti che erano orgoglio in un certo tipo di settore manifatturiero. La mia domanda è se davvero non sia possibile con specifici aiuti far ripartire proprio in quelle aziende altre piccole realtà che magari non hanno possibilità o posti dove andare senza per forza vederle “emigrare” in Ticino».
«Valutato che l’Italia vantava un primato nel settore manifatturiero che deve essere recuperato con politiche che agevolino la nascita di aziende in settori strategici quali quello sanitario, tecnologico, di energie alternative e di produzione di beni alimentari ecc, considerato che tutto ciò comporta scelte politiche di ampio respiro che partano dagli Enti locali per arrivare al Parlamento, davvero il Comune di Luino – così a ridosso della frontiera – non può essere capofila di progetti sperimentali in tal senso?», prosegue ancora l’avvocato.
L’idea di Artoni non è solo agevolare il mantenimento di quelle poche realtà rimaste sul territorio, ma spingere perché questa parte del Verbano sia vista come una sosta sperimentale per chi è già tentato di andare in Svizzera, un laboratorio da costruire con gli enti non solo locali.
«Credo sia importante lavorare in tre direzioni, specifica ancora, ed è quello che desidero possa essere l’impegno del Comune di Luino con questa mozione da trasferire poi in altri Comuni: recupero degli immobili dismessi da destinare ad aziende a costi simbolici, utilizzo della leva fiscale attraverso agevolazioni per l’acquisto di beni e prodotti o servizi erogati da imprese italiane ed infine tassazione agevolata nei confronti di operatori economici in settori strategici, di cui sopra con infine riduzione del cuneo fiscale per le aziende, che nascono sul confine italo svizzero nella fascia dei venti chilometri permettendo ai lavoratori di percepire un salario superiore».
«Chiederò al sindaco ed alla giunta di Luino di inoltrare la mozione a tutti i sindaci della fascia di frontiera, ai rappresentanti eletti in Consiglio regionale, al Ministro dell’Economia e delle Finanze, al presidente della Regione Lombardia, all’assessore regionale competente, ai parlamentari eletti nel territorio, ed a tutte le rappresentanze politiche e sociali del territorio della fascia di confine», continua ulteriormente il consigliere luinese.
«Da ultimo, ma non per importanza, sarebbe importante incentivare i rapporti di collaborazione con le università nel territorio varesino e lombardo in genere, per lo studio e la preparazione di innovativi progetti di cooperazione su questo fronte o prodotti tecnologici destinati alla produzione di energie alternative legate al territorio nazionale, per esempio. Chiederò che ci sia un segnale forte, il Verbano non può essere ostaggio della politica economica, per quanto apprezzabile, della vicina Svizzera», conclude Artoni.
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