In famiglia c’era un clima pessimo ma le furiose liti, per problemi di soldi e di convivenza, tra madre, figlia e figlio, non possono essere considerate come responsabilità esclusiva dell’unico uomo di casa, un trentacinquenne, che infatti è stato assolto dai reati di maltrattamenti e tentata estorsione.
La decisione dei giudici del Tribunale di Varese è arrivata questa mattina dopo una breve discussione, nella quale le posizioni del pubblico ministero e del difensore dell’uomo, l’avvocato luinese Corrado Viazzo, avevano trovato come punto di incontro l’insussistenza delle accuse. Questo, dopo aver sentito in aula la compagna dell’imputato e dopo aver ascoltato dei file audio riguardanti ciò che succedeva in casa tra i protagonisti della vicenda, avvenuta lo scorso anno in un borgo della Valtravaglia.
Agli insulti irripetibili del 35enne rispondeva la madre con frasi dello stesso tenore. A scatenare l’ira delle parti erano sostanzialmente due problemi: la presenza tra le mura domestiche del dogo argentino dell’imputato, un pericolo per le donne di casa e per il loro jack russell, e le richieste di soldi fatte dall’uomo, che non lavorando aveva bisogno di una mano per lasciare l’abitazione.
Un’abitazione che la fidanzata del trentacinquenne non frequentava volentieri, ha raccontato lei stessa ai giudici: «Andavo lì per stargli vicino e anche per me c’erano insulti e minacce. Sua sorella e sua madre mi consideravano una poco di buono e una ladra, ma io da quella casa non ho mai rubato niente. Lui – ha aggiunto parlando del compagno e delle litigate con le conviventi – sospettava che avessero preso alcune delle sue pillole per dormire, dandole poi al cane che in quei giorni stava sempre sul divano e sembrava stordito».
La ragazza, classe 2001, hai poi speso parole sul contesto familiare del compagno, spiegando che in assenza del padre, andato a vivere altrove, il trentacinquenne si sarebbe trovato a far da genitore per la sorella, poco più che ventenne, la quale all’epoca dei fatti si era messa a frequentare clandestinamente un uomo di quasi sessant’anni, sposato e con figli. Una relazione che il fratello della giovane cercava di contrastare, a costo di alimentare i dissidi.
Rispetto a tutte queste tensioni, l’avvocato Viazzo, chiuso il dibattimento, ha ricordato un dettaglio, risalente ad una delle ultime udienze del processo, terminata la quale, madre, figlia e imputato (con le prime due che in aula avevano cercato di sminuire la gravità degli episodi da loro stesse denunciati), si erano riuniti per il caffè in un bar fuori dal tribunale, come se niente fosse.
Nonostante il verdetto con cui si è chiuso il processo, i problemi giudiziari dell’uomo non sono finiti. Il trentacinquenne si trova infatti in carcere con le accuse di estorsione e sequestro di persona, per un fatto di droga avvenuto a Luino lo scorso 11 marzo, quando un ragazzo era stato malmenato in un appartamento del centro, finendo poi in ospedale.
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