Varese | 14 Marzo 2023

Alto Varesotto, sfregiata al volto fuori dal bar: dalla festa di compleanno all’ospedale

Per i fatti, avvenuti nel 2020 in un locale del Lavenese, è oggi a processo una donna classe 1985. Davanti ai giudici il racconto del fidanzato dell’epoca

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Era uscita per festeggiare con gli amici il suo ventisettesimo compleanno, ma la serata è poi finita in ospedale per le cure urgenti relative ad un grosso taglio sulla guancia, che ha lasciato sul volto della giovane una cicatrice indelebile.

Per quella ferita è oggi a processo una donna, trentacinquenne all’epoca dei fatti, avvenuti nell’ottobre del 2020 in un bar del Lavenese (qui i dettagli). Per l’accusa fu lei ad aggredire la festeggiata con un bicchiere di vetro rotto, fuori dal locale. Dietro all’aggressione, finita in modo tragico, i dissapori per un ragazzo frequentato da entrambe, seppur in periodi diversi.

E per quel motivo l’odierna imputata aveva deciso di non recarsi più al bar dove la ventisettenne, oggi parte civile nel procedimento penale in corso in tribunale a Varese, era spesso presente. «Ma quel giorno degli amici ci avevano invitato a fare un aperitivo e abbiamo accettato», ha raccontato oggi in aula un luinese di trentatré anni, nel 2020 compagno della donna a processo.

Il testimone ha descritto un prima e un dopo, ma non il momento della lite degenerata con la presunta aggressione, che sarebbe avvenuta mentre le due donne erano sole fuori dal bar. Il prima, ha ricordato l’uomo, era fatto di occhiatacce e insulti ogni volta che le due si incrociavano da qualche parte. Il dopo, invece, era arrivato con ulteriori tensioni scoppiate quando la ventisettenne era già una maschera di sangue all’esterno del bar, fatto sgomberare dall’unico dipendente in servizio, che seguendo le istruzioni del datore di lavoro, aveva chiuso a chiave e tirato le tende.

Il testimone – che quella sera aveva chiamato i carabinieri – ha quindi parlato di ripetute minacce ricevute dal fidanzato della ragazza colpita al volto, ma anche delle condizioni in cui aveva trovato la propria compagna, che poco prima era uscita dal bar per fumare una sigaretta insieme alla “rivale”, intenzionata, come dichiarato da lei stessa davanti ai giudici, a mettere definitivamente una pietra sopra ai dissidi del passato: «Aveva i capelli strappati, tagli sulle mani, sanguinava», ha spiegato il trentatreenne, affermando che tra le due c’era stata una colluttazione, negata però dalla persona offesa.

Un’altra circostanza smentita dalla diretta interessata, in questo caso la madre della vittima, riguarda la pubblicazione di post via social network con intimidazioni e insulti per la presunta autrice dell’aggressione, l’unica tra i principali protagonisti dell’intricata vicenda a non essere ancora stata sentita in udienza. La donna ha fatto sapere, tramite il proprio difensore, che parlerà al ritorno in aula. Previsto per l’estate.

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