Ha visto crescere la figlia di chi lo aveva accolto in casa, affidandogli il ruolo di domestico, e oggi deve far fronte alla pesante accusa di aver abusato sessualmente di quella persona quando era ancora una bambina e poi un ‘adolescente, allungando le mani su di lei nei momenti in cui i due trascorrevano del tempo insieme, in assenza dei genitori.
L’imputato è un cinquantenne di origine asiatica e la famiglia della ragazza, residente in un paese della Valceresio all’epoca dei fatti, per anni non ha sospettato di nulla, scoprendo poi quello che sarebbe successo, tra il 2010 e il 2015, dalla voce della dottoressa che si occupava della figlia per dei problemi di salute. Fu lei la prima a ricevere la confidenza dell’odierna persona offesa, parte civile nel processo in corso in tribunale a Varese.
Un racconto ripetuto davanti agli inquirenti e in seguito in udienza, al quale nella mattinata di ieri si è aggiunta la testimonianza del padre della ragazza che in lacrime ha ricordato la scoperta della vicenda che ha stravolto la vita di un’intera famiglia. L’uomo lo ha fatto tornando con la mente ad alcuni episodi che, riletti oggi, assumono un significato completamente diverso rispetto al momento in cui la ragazzina si era rivolta al papà per parlargli dei comportamenti strani del domestico: un film a luci rosse fatto partire davanti alla minore, la sua presenza in camera, un pò troppo frequente, con la bambina che si sentiva osservata. Fino ad arrivare al giorno in cui, in macchina, il cinquantenne le avrebbe messo una mano sulla coscia, svegliandola dal sonno.
L’imputato, che fino a qui non ha preso parte alle udienze del processo, non si ritiene responsabile delle accuse che gli vengono contestate. «Era bravo e affidabile, il suo unico problema era che parlava male l’italiano», ha detto di lui, sempre in aula, l’uomo che lo aveva assunto dopo il suo allontanamento dalla famiglia della persona offesa, dovuto a ragioni professionali. Perché la famiglia stessa, in quel periodo, era ancora all’oscuro di tutto.
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