Cittiglio | 20 Febbraio 2023

Dissesto idrogeologico: tra sopralluoghi e lavori Cittiglio vuole proteggere la “sua” montagna

Su richiesta della sindaca Magnani, alcuni tecnici di CMVV, Provincia e Regione hanno effettuato dei monitoraggi nella zona del Sasso del Ferro. Tanti gli interventi necessari

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Come Maccagno con Pino e Veddasca, e altri Comuni del territorio, anche Cittiglio non ha intenzione di restare con le mani in mano, ma si mette in gioco in prima persona per fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per proteggere la montagna e i suoi cittadini dal dissesto idrogeologico.

Da anni la zona del Sasso del Ferro e il paese sono fra quelli più colpiti dagli eventi calamitosi che si susseguono con sempre maggiore frequenza a causa degli effetti della crisi climatica e, tra frane e allagamenti, sono diversi i fronti sui quali l’amministrazione, supportata dagli enti sovralocali, deve agire.

Per questo motivo la sindaca Rossella Magnani ha voluto indire personalmente un tavolo tecnico insieme alla Comunità Montana Valli del Verbano, alla Provincia di Varese e a Regione Lombardia: esponenti di tutti gli enti si sono quindi incontrati alcuni giorni fa con la prima cittadina a Cittiglio per confrontarsi faccia a faccia rispetto a tutta la fascia di territorio interessata.

Tre i punti fermi sui quali è necessario prestare la massima attenzione, sottolinea Magnani: non solo il dissesto che coinvolge il Sasso del Ferro e la località Ville, ma anche la messa in sicurezza della SP8 e dei versanti e il recupero e il ripristino del parco delle cascate.

«Il Comune, da solo, non può gestire una situazione tanto grave e disastrata – afferma la prima cittadina – Per questo abbiamo chiesto agli enti di tenere viva e alta l’attenzione su tutta la situazione che vede a rischio i cittadini. La montagna minaccia principalmente quattro aree, ovvero la strada, il centro abitato, la provinciale e la ferrovia: per questo mi preme che siano messe in sicurezza».

«Da questo punto di vista – prosegue – il controllo territoriale è molto importante soprattutto sull’aspetto preventivo, perché i tecnici sono a venuti a vedere cosa potrebbe succedere valutando tutta la provinciale da Cittiglio al Cuvignone per capire quali sono gli eventuali interventi da fare. Tra questi ne è stato individuato uno sopra Vararo che è in fase di stima».

Per quanto riguarda la SP8, i tecnici di Comunità Montana, Provincia e Regione hanno effettuato un sopralluogo monitorando anche attraverso riprese con droni l’area della frana di giugno per capire qual è la condizione attuale. Sulla parte alta del fronte franoso è stata rilevata una piccola ricrescita arbustiva, il che è un buon segnale, ma il problema è che il versante è in continuo movimento e questo incide fortemente sul livello di sicurezza.

Vi sono anche dei grossi ceppi sradicati dai forti venti che si sono abbattuti sulla montagna, due dei quali caduti sulla strada: un geologo ha mappato tutti quelli più pericolosi e ora si attende la stesura di un preventivo per poter procedere alla loro rimozione: «Interverremo quanto prima con questo – rassicura Magnani – Certamente bisogna capire quale sarà l’importo perché non è detto che riusciremo a sostenerlo da soli come Comune».

Un altro fronte importante è quello delle cascate di Cittiglio, tuttora chiuse al pubblico (come chiarisce anche la segnaletica apposta in loco) per via delle condizioni di ammaloramento che rendono troppo pericoloso l’accesso.

Anche qui i tecnici hanno effettuato un sopralluogo per verificare la situazione e individuare gli interventi futuri, per i quali è possibile che vi siano dei contributi. Benché negli scorsi mesi sia stata eseguita una pulizia del sentiero – una prima tranche di lavori sostenuta da un piccolo finanziamento – e si stia valutando, a livello tecnico, quale siano gli interventi da fare per poter riaprire il parco almeno fino al prato degli alpini, le cascate sicuramente non potranno essere prese in considerazione per il ripristino, perlomeno non in questo momento.

Nel frattempo, comunque, le opere non sono ferme: in questi giorni sono stati avviati, infatti, due lavori importanti grazie ad altri contributi regionali ottenuti nel 2020 e nel 2021: uno da 300mila euro per la costruzione di palificate e briglie nell’area di Sciareda e uno nella frazione di Casere, da 200mila euro, per la rimozione degli alberi abbattuti dal vento e la costruzione di una barriera paramassi.

Infine, vi sono anche dei contributi del BIM (Bacino Imbrifero Montano) da 5mila euro a sostenere la realizzazione di una briglia nel torrente Valfarezza in via Oberdan, quello che è esondato lo scorso giugno e aveva creato non pochi problemi alle abitazioni e ai residenti. Lo scopo di questo intervento è di agire a monte in modo da avere un manufatto che rallenti il decorso delle acque e blocchi la massa dei detriti limitandone l’impatto in caso di altri episodi di maltempo.

Insomma, la strada per la messa in sicurezza è lunga e certamente impegnativa, anche dal punto di vista economico, ma l’amministrazione ha intenzione di fare tutto il possibile per salvaguardare i cittadini e il territorio cercando di prevenire il più possibile le conseguenze del dissesto e ripristinare lo stato dei luoghi laddove vento, acqua e fango hanno provocato i danni maggiori.

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