Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione dal sindaco di Brenta, Gianpietro Ballardin, che analizza il momento storico della politica italiana, in vista delle elezioni primarie del Pd, partito nel quale milita da tanti anni, mentre oltre Luino e Maccagno con Pino e Veddasca, domani si voterà anche nel circolo di Laveno Mombello.
La politica è cooperazione, ricerca del consenso, integrazione e scelta, ma non può essere, come accade spesso oggi, concentrata sulla personalizzazione della singola persona. È e dovrebbe essere un insieme di attività svolte da più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da partecipazione cooperazione e consenso, inerenti al funzionamento della collettività umana alla quale compete la responsabilità primaria del controllo
Finché gli esseri umani vivono in comunità e hanno bisogno di decisioni collettive e di regole che tutti devono seguire per mantenere la convivenza e assicurare una qualche forma di risoluzione pacifica dei conflitti, la politica e i processi politici ci saranno sempre.
La partecipazione dei cittadini alla vita politica è un tema di notevole importanza, perché dalla natura del rapporto tra cittadini, gruppi e istituzioni politiche, che caratterizzano un sistema politico dipende la qualità stessa della democrazia, questo è un tema fondamentale che si è evidenziato anche con le ultime elezioni regionali dove la partecipazione al voto si è evidenziata in una soglia di preoccupante indifferenza.
Ogni atto di partecipazione è sempre una combinazione tra condizione di interessi a cui corrispondono benefici intrinseci, come senso di solidarietà e sentirsi i portabandiera di un particolare ideale, e benefici estrinseci, come protezione di interessi specifici o personali e vantaggi dovuti alle attività di partecipazione.
La partecipazione trova un suo compimento quando interseca la sua condizione tra l’individuo che partecipa e le organizzazioni del partito che la promuovono. I militanti, se coinvolti nel processo di partecipazione, acquisiscono senso civico e vengono stimolati ad impegnarsi sulle questioni pubbliche.
Perché ho scelto di votare fuori dagli schemi classici che sembrano orientare nella tradizione il nostro partito, perché a mio avviso Schlein riesce a muovere un pezzo di elettorato che oggi è più lontano dal Partito Democratico, anche anagraficamente, rispetto a quella che è la base della nostra organizzazione e a mio avviso perché la Shlein riesce a rispondere con più incisività alle domande che sono alla base nella costruzione del nostro futuro su:
1. Chi siamo
2. Chi vogliamo rappresentare
3. Con quali temi
4. Con chi vogliamo allearci
La questione del posizionamento del PD e una condizione fondamentale. Oggi è prioritario per il nostro futuro l’esigenza di un ragionamento sull’identità, sulla natura, sul posizionamento del Partito Democratico.
Il nostro elettorato in questo momento è perplesso e chiede una maggior nettezza sulle questioni che riguardano la grave situazione della sanità, che progressivamente e lo vediamo tutti i giorni con le lunghe ed impossibili liste di attesa, viene smantellata a favore del privato, le diseguaglianze sociali, la crisi ambientale.
Ad esempio voterò Shlein perché parla del diritto alla casa come bene primario, della difesa degli ultimi, di salario minimo, redistribuzione, conversione digitale ed ecologica.
Voterò Shlein perché vuole abolire la legge Bossi-Fini, vuole una nuova legge elettorale. Vuole un partito che faccia scelte chiare, scansi le larghe intese, metta al centro della propria azione «quell’intreccio tra giustizia sociale e climatica» che è già centrale nella vita delle persone e per molte altre cose che creano una condizione di speranza.
Spero però che il nostro dibattito non sia solo concentrato sulla leadership, rispetto alla necessità di confrontarci sui singoli punti, quale modo salutare per ricostruire una piattaforma politica di un partito, quale è il nostro, che attraversa una fase di difficoltà.
Serve un PD che torni credibile agli occhi delle fasce più fragili e povere della società. Per farlo occorre una visione chiara sul futuro del paese, e un nuovo gruppo dirigente che abbia la credibilità per portarla avanti. La storia di questi anni dimostra che dobbiamo scegliere chi rappresentare.
In tutta Europa le forze progressiste discutono di come superare un modello di sviluppo neoliberista insostenibile che alimenta le diseguaglianze e distrugge il pianeta. Su questo e necessaria una discussione franca, coraggiosa, che ammetta gli errori e le contraddizioni del nostro passato.
Serve onestà politica che impone di evitare gli assurdi classici, vizio comune dei partiti, a partire ad esempio da quando esultiamo di essere il partito di opposizione più votato alle regionali avendo perso la regione dove prima governavamo!
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