(Foto di copertina dalla pagina Facebook “Edizioni Casagrande”) Si è spento all’età di 93 anni, lo scorso 11 febbraio, l’editore ticinese Libero Casagrande.
Una notizia triste per la cultura svizzera ma anche per il territorio di confine, visto l’impegno di Edizioni Casagrande, la casa editrice da lui fondata nel lontano 1949 a Bellinzona, per promuovere la storia della Svizzera italiana.
Erede di una famiglia di librai – come ricorda la RSI nel dare la notizia della scomparsa del grande editore, resa pubblica a funerali già avvenuti – Casagrande è stato un vero e proprio protagonista dell’editoria e della stampa della Svizzera italiana, nonché un grande sostenitore delle librerie, valorizzate tramite lo sviluppo del software “Libris”, introdotto negli anni Ottanta del secolo scorso in Ticino e usato a lungo anche in Italia.
Nel catalogo della Edizioni Casagrande è presente il nome di Piero Chiara, di cui l’editore pubblicò “Diario Svizzero”, testimonianza della vita da esule – e poi da prigioniero in un campo di raccolta – dello scrittore luinese, condannato a quindici anni di reclusione per attività antifascista, e per questo rifugiatosi in Svizzera nel 1943.
La Edizioni Casagrande, attraverso la pagina Facebook della casa editrice, ha ricordato il proprio fondatore con le parole tratte dal numero 165 di “Archivio Storico Ticinese”, la rivista che Libero Casagrande aveva fondato nel 1960 insieme all’amico Virgilio Gilardoni. Le riportiamo di seguito.
Ho sempre pilotato un po’ di testa mia tutte le operazioni dell’azienda. Anche quando arrivavano per esempio le piegatrici in tipografia, le studiavo e ero poi in grado di rendermi utile quando gli operai avevano dei problemi. Quello di aiutare tecnicamente era un principio ma anche un’abitudine, una partecipazione personale. In fondo era il mio modo di vivere.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0