L’ospedale di Luino è uno tra i luoghi più cari e da tutelare per tutti i cittadini del territorio, la struttura sanitaria in assoluto che risponde alle esigenze delle persone, almeno nelle cure da ricevere in pronto soccorso, in situazioni di urgenza ed emergenza.
Da anni si dibatte dei servizi che il nosocomio garantisce alla comunità, non senza polemiche soprattutto nel mondo politico locale, che talvolta ha denunciato situazioni o problemi non sempre in linea a quanto invece dovrebbe avvenire, con criticità e disagi che non corrispondono all’importanza del presidio ospedaliero.
Ed è proprio in questo contesto che un uomo, un nostro lettore, ha voluto condividere con la nostra redazione un’esperienza avuta negli scorsi giorni, precisamente mercoledì notte, a seguito di un forte attacco di gastroenterite, tra dissenteria, cefalea e febbre.
Ecco la lettera che ci ha inviato un nostro lettore.
Alle ore 4.09 di mercoledì 8 febbraio, mi trovo costretto a chiamare il 112. Un forte attacco di gastroenterite mi provoca dolori allo stomaco lancinanti, ripetuti attacchi di dissenteria, una fortissima cefalea, febbre.
L’ambulanza arriva alla mia abitazione che dista 2,6 km dell’ospedale di Luino 25 minuti dopo la chiamata e vengo immediatamente trasferito in Pronto soccorso infilando dei pantaloni sopra il pigiama e il pile di lavoro.Attendo per 20 minuti il risultato del tampone Covid all’esterno della struttura, dove mi viene negato un bicchiere d’acqua. Quando finalmente le porte si aprono dopo l’esito negativo del test domando nuovamente un bicchiere d’acqua e mi viene nuovamente negato. Mi innervosisco e spiego di avere una parestesia permanente alla parte sinistra della lingua e che ho la bocca completamente disidratata. L’infermiera in modo scocciato mi dà finalmente un bicchiere d’acqua dicendomi testualmente: «se poi vomita se ne starà qui nel suo vomito».
Intorno alle 5.15 mi vengono prelevate tre provette di sangue che rimarranno abbandonate sul tavolo davanti a me per una buona mezz’ora e mi viene fatta una flebo di fisiologica. Chiedo sfinito, agitato e dolorante dopo essere rimasto solo per diverso tempo, un sedativo per poter dormire un po’ (ero sveglio dalle 7 della mattina precedente dove peraltro, ironia della sorte, mi ero recato in ospedale per degli esami del sangue di routine prima di andare a lavoro).
Mi viene risposto che: “lei non è qui per dormire, ma per curare i dolori alla pancia e alla testa”; insisto ma non c’è niente da fare, vengo trattato come un bambino indisciplinato e negligente. Quantomeno vengono portate in laboratorio le provette del mio sangue, arriva un medico a visitarmi e vengono aggiunti alla flebo altri medicinali tra cui un antibiotico senza un preciso perché.
Intorno alle 6 inizio a sudare e vengo colto da una pesante crisi di panico, chiamo qualcuno, per diverso tempo, chiedo di nuovo un sedativo che di nuovo mi viene negato. Inizio a urlare in modo che qualcuno mi senta e finalmente ottengo una dose di Valium.
Senza specificare oltre perché avrei ancora parecchie cose da raccontare, intorno alle 7 chiedo cosa succederà e se dovrò rimanere ancora in Pronto soccorso. Mi viene detto dall’infermiera che gli esami del sangue sono a posto e che finita la flebo posso farmi venire a prendere. Telefono all’unica persona che mi viene in mente, ovvero mia mamma, santa donna, che però alle 8.30 deve spostarsi da Luino per impegni personali e mi dice che verrà in ospedale alle 8. Nel frattempo c’è stato un cambio turno e la flebo è finita da un po’. Chiedo a due infermieri di essere liberato dal catetere, mi rispondono si fra un attimo e spariscono.
Alle 7.30 non vedo ancora nessuno. Alle 7.45 mi alzo e vado dal medico e qui l’ultimo atto di quella che per me è la cronaca di una notte da incubo. Alcuni valori sono sballati e non posso essere dimesso perché servono ulteriori accertamenti. Faccio osservare che la collega del turno precedente mi aveva riferito tutt’altra situazione. Vengo preso a parole, “qui non siamo mica in hotel” e punto i piedi perché a questo punto sono le 7.55 e mia mamma è fuori dall’ospedale ad aspettarmi.
Mi viene chiesto di firmare delle dimissioni volontarie e alle 8.10 finalmente esco da questo incubo. Io non so se questo possa essere accettabile, so solo che questa nottata mi ha lasciato tanto amaro in bocca e francamente, non riesco a qualificare tutto questo con una parola diversa da vergognoso.
Fortunatamente sono un uomo in salute e sto recuperando, mi è stata prescritta un’ecografia che pagherò 132 euro perché il primo posto utile era a giugno in una data “non prenotabile”. Ci vorrà ancora qualche giorno prima di poter bere un caffè e tornare a svolgere le mie professioni, ma è andata bene.
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Caro lettore, perchè mai dovremmo crederle? Continuano a dirci che la sanità lombarda è la migliore d’Italia (ma forse intendono quella privata), l’attuale presidente della Commissione sanità ieri è stato ieri rieletto e lei ci viene a raccontare della penosa sequenza temporale e dell’alterigia che ha dovuto subire? Beh, evidentemente questo è quello che vogliono i lombardi, perchè lamentarsi sempre anche se si viene presi a pesci in faccia?
Si faccia l’esame di coscienza e chieda scusa ai vecchi responsabili della sanità e…. in anticipo ai nuovi amministratori, perchè nulla cambierà!
Le auguro di cuore un buon ristabilimento e soprattutto di non avere mai più bisogno dell’Ospedale luinese…