Il boato degli spari nel bosco, la caduta di un uomo in terra con un foro di proiettile sulla schiena e una chiamata al 112, nella quale sono state registrate le coordinate GPS per l’intervento dei soccorritori ed una voce che dava indicazioni precise. Così è iniziata la lunga serata di venerdì, per i volontari del Soccorso Alpino e per i vigili del fuoco del distaccamento di Luino.
A perdere la vita è stato un uomo nordafricano, Rachid Nachat, classe 1989, irregolare sul territorio nazionale, dove è entrato con modalità non accertate, mentre alcuni parenti dello stesso si trovano già in Italia in posizione regolare. Il 33enne è morto dopo esser stato colpito da un proiettile esploso da un sottufficiale dell’Arma.
Per la Procura di Varese stamane «l’attuale iscrizione nel registro delle notizie di reato nei confronti del militare dell’Arma, per il reato di omicidio, potrà essere modificata, regredendo in legittima difesa o in eccesso colposo nell’uso delle armi, od anche elisa, proprio in funzione dell’esito delle attività tecniche in corso».
Per questo motivo il militare è attualmente indagato per omicidio «a prescindere dall’effettiva addebitabilità della ferita riscontrata sul corpo dello sconosciuto», mentre si sta lavorando per determinare la dinamica dei fatti, «inclusi accertamenti tecnici per la verifica della traiettoria e della tipologia del proiettile che ha attinto il corpo, non potendosi allo stato escludere qualsiasi ricostruzione alternativa rispetto alla responsabilità del militare».
Nel frattempo proseguono le indagini, dirette dal sostituto procuratore della Repubblica Giulia Floris, per ricostruire quanto avvenuto. Già nella giornata di ieri ed in data odierna sono stati e saranno svolti, sul luogo dell’evento – spiegano ancora dalla Procura -, accertamenti tecnici e ricognizioni da parte del personale di polizia scientifica, allo scopo non solo di accertare la dinamica dei fatti, ma anche a quello di reperire eventuali armi occultate o disperse e, quindi, verificare qualsiasi ipotesi ricostruttiva.
Da quanto si è appreso l’allarme al 112 è stato dato da una chiamata anonima, un utente che poi non si è fatto trovare sul posto all’arrivo dei soccorritori, intorno alle 19. Gli operatori, però, hanno trovato il corpo grazie alla luce di una torcia, lasciata non molto distante dal corpo, e alle coordinate GPS, che solitamente sono molto precise.
Ci saranno da ricostruire tanti dettagli: perchè è partito il colpo? Cosa è successo in quel preciso momento e chi c’era nel bosco? Chi ha fatto la telefonata anonima, poi scappando senza rimanere sul posto? Perchè si trovavano lì? Alcune di queste domande, probabilmente, avranno una risposta entro questa settimana, visto che saranno effettuati accertamenti balistici su tutti i reperti rinvenuti od estratti dal corpo della vittima, presso il laboratorio della polizia scientifica di Milano.
«Per correttezza procedimentale – spiegano ancora dalla Procura -, atteso il coinvolgimento di appartenente all’Arma dei Carabinieri, la cui iscrizione nel registro delle notizie di reato non implica alcun giudizio di responsabilità, le deleghe di attività investigativa sono state attribuite alla Polizia di Stato. L’Arma dei Carabinieri, nei confronti della quale si conferma piena fiducia, ha fornito e fornisce, per il tramite del Comando Provinciale dei Carabinieri di Varese, piena collaborazione, né si esclude in futuro, anche prossimo, l’attribuzione all’Arma dei Carabinieri di specifici incarichi utili alla ricostruzione di ogni particolare, nei limiti e nei modi conformi alle regole dettate dal Codice di Procedura Penale».
I carabinieri della Compagnia di Luino, come avviene ormai da tempo, sono impegnati in una lotta senza confine contro lo spaccio nei boschi, non soltanto nella zona del torrente della Froda e di Sant’Antonio, a Castelveccana, ma anche in Valganna e Valmarchirolo, dove sono stati effettuati blitz contro i bivacchi e sono stati arrestati ragazzi, specialmente nordafricani, che aspettavano i clienti per vender le loro dosi di cocaina, eroina, hashish e/marijuana.
«Conosciamo da anni la situazione presente nei nostri boschi – commenta il sindaco Luciano Pezza -, insieme ai carabinieri spesso abbiamo concordato operazioni per liberare i nostri sentieri e le nostre aree boschive dai bivacchi, aiutati anche dai volontari della nostra Protezione civile. Questo non basta perchè sono tanti i clienti che quotidianamente si riforniscono nei boschi: il lavoro delle forze dell’ordine è sempre prezioso. Non sappiamo ancora cosa sia successo nel dettaglio venerdì pomeriggio, siamo addolorati per la perdita di una vita umana, allo stesso tempo ho piena fiducia nel lavoro della magistratura, che coordina le indagini, e dei militari dell’Arma».
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